Gli alberi sono sistemi complessi e abitati. Tra i rami si sviluppano nidi, negli incavi trovano rifugio insetti e piccoli animali, nel suolo sottostante si intrecciano reti invisibili di radici e microrganismi. In ambito urbano, questi sistemi viventi svolgono funzioni fondamentali: regolano la temperatura, assorbono inquinanti, producono ossigeno, attenuano il vento, migliorano la qualità dello spazio pubblico. Intervenire su un albero significa quindi intervenire su un equilibrio più ampio, che riguarda anche la vita delle persone.
A Cartagine, come in molte aree della Tunisia, la gestione del verde urbano sembra però orientarsi sempre più verso soluzioni rapide e semplificate. Il tema della sicurezza – in particolare il timore che alberi possano cadere durante episodi di vento forte o eventi climatici intensi – si intreccia con la necessità di contenere tempi e costi. In questo contesto, pratiche drastiche vengono spesso considerate una risposta efficace, anche quando non lo sono. Un caso evidente è quello di Cartagine Dermech, lungo la strada che dal supermercato Monoprix conduce verso il mare. Qui un tempo si trovava una continuità di eucalipti maturi, capaci di creare ombra e di definire il paesaggio urbano. Oggi, gran parte di questi alberi è stata sottoposta a capitozzatura.
La capitozzatura – cioè il taglio drastico di grosse branche o della cima dell’albero, con la rimozione fino al 50–100% della chioma – è una pratica ampiamente documentata e altrettanto criticata nell’arboricoltura moderna. Viene spesso scelta perché è veloce, economica e non richiede grande specializzazione, ma proprio per questo tende a essere applicata in modo indiscriminato. Negli ultimi anni, numerosi studi e linee guida tecniche hanno evidenziato come questa pratica non solo non migliori la sicurezza, ma possa addirittura peggiorarla nel medio periodo. Quando un albero viene capitozzato, perde gran parte della superficie fogliare, cioè la sua capacità di produrre energia. Per sopravvivere, attiva una risposta d’emergenza: produce nuovi germogli rapidi, ma deboli e mal ancorati. Questi rami crescono velocemente ma si spezzano più facilmente, soprattutto con il vento. Allo stesso tempo, i grandi tagli lasciati dalla capitozzatura espongono il legno interno a funghi e patogeni, favorendo carie e cavità che compromettono la struttura della pianta . La perdita della chioma altera inoltre l’equilibrio tra parte aerea e radici: una quota significativa dell’apparato radicale può morire per mancanza di nutrimento, riducendo la stabilità complessiva.
Paradossalmente, quindi, un intervento spesso giustificato con motivazioni di sicurezza può aumentare il rischio di cedimenti futuri. Anche dal punto di vista meccanico, la semplificazione drastica della struttura dell’albero riduce la sua capacità di dissipare le forze del vento, rendendolo più vulnerabile alle sollecitazioni. Non è un caso che molti arboricoltori definiscano la capitozzatura una pratica da evitare, se non in casi estremi e molto specifici. Questo non è un problema isolato né nuovo. In molti contesti urbani, in Europa e altrove, la capitozzatura è stata oggetto di campagne di sensibilizzazione e di critiche da parte di tecnici e associazioni, proprio perché produce danni biologici, estetici ed economici nel lungo periodo. È stato osservato, ad esempio, che gli alberi capitozzati richiedono interventi più frequenti negli anni successivi, aumentando i costi complessivi di gestione. Inoltre, raramente recuperano la forma naturale originaria, perdendo valore paesaggistico.
Nel caso di Cartagine Dermech, oltre agli effetti a lungo termine, si manifesta anche una conseguenza immediata: la perdita dell’ombra. In un contesto urbano costiero, questo significa aumento delle temperature percepite, minore comfort per pedoni e residenti, e un peggioramento della qualità dello spazio pubblico proprio nei mesi più caldi. La gestione degli alberi in città richiede competenze specifiche, tempi adeguati e una visione di lungo periodo. Interventi drastici e generalizzati, come la capitozzatura, rappresentano spesso una scorciatoia: riducono i costi nell’immediato, ma trasferiscono problemi nel futuro. Per questo motivo, sempre più esperti sottolineano la necessità di sostituire queste pratiche con tecniche di potatura selettiva e con valutazioni puntuali della stabilità, capaci di coniugare sicurezza e salute degli alberi. In assenza di questo approccio, il rischio è quello di trasformare progressivamente il paesaggio urbano: meno ombra, alberi più fragili, maggiore necessità di interventi successivi. E, nel tempo, una perdita silenziosa ma concreta della qualità ambientale.
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