Ciclone Harry in Tunisia: la testimonianza di chi lo ha vissuto
Dalle strade trasformate in fiumi alla paura per chi era isolato: il racconto in prima persona di un evento che ha segnato il Paese.
Non ne sapevo nulla. Per me era una settimana come tante: un impegno lavorativo importante il mercoledì, e tutto il resto… routine. Il lunedì mi chiama un amico che di mestiere studia il cielo: è un giornalista con una rubrica sul meteo. Mi dice: «Attenzione, perché arriveranno onde grandi. E visto che tu abiti sul mare…». Eh sì, vivo in una casa pieds-dans-l’eau a Cartagine, banlieue nord. Sono cullata dal rumore delle onde, grandi o piccine che siano. Non me ne ero mai preoccupata. Do poco peso alle parole del mio collega.
Lunedì mi sveglio con un tuono: sono le cinque del mattino e il temporale è già scoppiato. Inizia a piovere forte. Non smette più. Nel pomeriggio l’intensità aumenta. Io sono al riparo, ma alcuni dei miei gatti sono fuori, e questo mi preoccupa. Arriva il caro Amir: mi dice che il livello dell’acqua nelle strade sta salendo, che alcune si stanno trasformando in piscine. Poca manutenzione, evento eccezionale… la Tunisia è in tilt. «Action», dice lui. Per un uomo d’azione è quasi un gioco; per me è solo apprensione, soprattutto per i miei animali in giro.
Mi richiama il meteorologo e, sorridendo per non spaventarmi, mi dice che domani andrà peggio. E come potrebbe? penso. «Perché le onde diventeranno molto grandi.» Trovo un sito dedicato all’argomento e noto che, in effetti, da martedì sera il mare crescerà parecchio. Monterà tutto il giorno dopo, con un picco nella notte. «Chiudi tutte le imposte, anche solo perché la forza dell’acqua non ti rompa i vetri».
Martedì mattina inizio ad avere paura. I gatti, nel frattempo, sono tornati tutti: fradici ma salvi, e persino sciallatissimi. Sono tranquilli. Tutti tranne una, che nella stanza affacciata sul mare inizia a miagolare incessantemente. L’ansia mi prende: interpreto il suo nervosismo come il segnale di una catastrofe imminente. Scopro poi che la sua agitazione era dovuta a un uccellino entrato in casa, rifugiatosi sotto un mobile.
Il mare, però, è forte. Urla, si agita. E io ho paura. Una paura brutta, perché è lunga. Non è come in aereo, quando c’è una turbolenza: dura pochi minuti, al massimo qualche ora, poi si atterra. Qui no. Non puoi andare da nessuna parte. In realtà potrei, ma non abbandonerei mai i miei gatti. Che, tra l’altro, non sembrano affatto agitati. Le onde arrivano a un metro e mezzo. Io sono impanicata.

Arriva Amir. Guarda fuori e mi rassicura: «Rosita, questo è un golfo. Siamo protetti da Cape Bon i fondali sono bassi… Facciamoci un caffè e godiamoci lo spettacolo». Il meteorologo, invece, non molla: il picco dell’altezza delle onde sarà nella notte, tra le quattro e le sette. E intanto, durante il giorno, continueranno a crescere. Trovo un sito digitando Vagues Carthage oltre al meteo indica anche l’altezza delle onde. Dal metro e venti del mattino si salirà fino a due metri, per arrivare allo spaventoso 3,4 metri della notte.
Il suono del mare è un frastuono. Cerco di non guardare i video dei danni provocati da quello che ormai tutti chiamano il ciclone, il ciclone Harry. Ma la mia attenzione torna sempre lì: al mare, al punto in cui l’onda arriva. Inizio a documentarmi sulle maree, sugli orari, sui fondali. La parte davanti a casa mia, in effetti, ha fondali molto bassi: noto che l’onda, anche quando è alta, arriva già scarica.

Scende la notte. È buio e, per fortuna, non c’è vento. Sono stanca di essere ansiosa. Amir torna e mi racconta delle strade trasformate in fiumi, dei disagi, dei danni. Una conoscente mi manda la foto dei suoi piedi immersi nell’acqua: il suo alloggio a Gammarth è completamente allagato. Sono le 23. So che il picco sarà alle quattro del mattino. Guardo ancora una volta fuori: per ora tutto regge. Mi addormento.
Curiosamente, mi sveglio alle 3:55. Il corpo umano ha un’intelligenza misteriosa, di cui spesso non siamo consapevoli. Esco. Le onde sono grandi, ma si infrangono lontane dal mio balcone, arrivano avendo già perso la loro forza. Guardo i gatti: dormono tranquilli. Decido che, per me, è abbastanza. Andrò avanti così. Mi sveglierò alle sette, quando il mare inizierà la sua discesa.
Al mattino il soggiorno è asciutto. La caldaia non funziona, la luce salta. Ma la casa è in piedi. I gatti sono lì. E noi, semplicemente, siamo tutti sani e salvi.
© Riproduzione riservata
