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Djerbahood: a Djerba, nel villaggio Erriadh, un vero e proprio museo a cielo aperto

Il progetto, lanciato a giugno 2014 da Mehdi Ben Cheikh, gallerista franco – tunisino, è stato aggiornato proprio nelle ultime settimane con nuovi graffiti per restituire vitalità a questo luogo magico

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A Djerba, più precisamente nel villaggio di Erriadh, conosciuto anche col nome di “Hara Sghira“, ovvero piccolo quartiere, lo sguardo si perde da un muro a un altro, incantato dalla bellezza dei graffiti dipinti da artisti tunisini e internazionali. Si tratta del progetto Djerbahood, lanciato a giugno 2014 con l’obiettivo di creare un villaggio interamente dedicato alla street art; nel nome “hood” è il termine inglese per indicare generalmente un quartiere. Circa 300 le opere che lo compongono, realizzate da artisti provenienti da 31 Paesi del mondo, tra cui l’Italia, oltre che da artisti tunisini.

Artisti all'opera per rivitalizzare il villaggio - photo credits Emanuela Gullotti

Il fondatore del progetto, Mehdi Ben Cheikh, è un gallerista franco-tunisino d’arte urbana e d’arte contemporanea, direttore e fondatore della Galerie Itinerrance di Parigi. Abbiamo avuto modo di intervistarlo nella nostra visita a Erriadh, in occasione del ritorno di numerosi artisti arrivati per esprimere la loro arte e per dare dunque nuova linfa vitale al villaggio. “Ho scelto questo luogo in quanto rarissimo esempio di convivenza pacifica e collaborativa tra la comunità ebrea e quella musulmana – racconta -, come non si trova in nessun’altra parte nel mondo. Qui si trova infatti una miscellanea di etnie e culture ed è proprio quello che testimoniano le opere d’arte esposte, in origine solo murales e ad oggi anche decorazioni su oggetti come giare o maioliche, queste ultime scelte per la loro maggiore durata nel tempo”.

In particolare molto suggestivo è stato l’accostamento di due giare, che definiremmo quasi siamesi, una con calligrafia stilizzata giudaico-araba, dipinta dall’artista Nathanaël e l’altra con calligrafia stilizzata araba, dipinta da Beyram Ettounsi, proprio a voler testimoniare il grande esempio di reale e civile convivenza, rispetto e collaborazione tra le due popolazioni, culture e religioni. “L’intento non era quello di organizzare manifestazioni periodiche di incontro tra i vari artisti. Il progetto è nato nel 2014 e si sarebbe dovuto concludere al primo evento. Tuttavia non essendo stato protetto adeguatamente ci siamo impegnati a tornare di nuovo nel 2021 per restituire vitalità al luogo con nuove creazioni, capendo che anche la popolazione locale, resasi conto del valore di quanto creato si sarebbe resa disponibile per la sua manutenzione e valorizzazione. Il progetto di rinnovo di questo quartiere urbano durerà normalmente un anno ancora circa e poi si concluderà” spiega Ben Cheikh.

Una porta con il volto di una ragazza e capelli con lettere arabe - photo credits Emanuela Gullotti

Abbiamo anche fatto delle domande agli abitanti della zona, autoctoni e stranieri residenti, per capire cosa ne pensassero: “Il progetto è innovativo e valorizza questo luogo a tal punto che si è verificato un vertiginoso aumento dei turisti, venuti apposta per visitarlo e una conseguente impennata del mercato immobiliare“. Un luogo magico da girare a piedi e dove stupirsi ogni qual volta si gira l’angolo.

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Scene di vita quotidiana - photo credits Emanuela Gullotti

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