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Perché studiare il tunisino?

Per capire meglio una delle questioni sempre attuali in Tunisia, quella legata alla lugha “lingua”.

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In Tunisia si parla arabo? Tenterò di rispondere nel modo più semplice possibile: gli esperti mi scuseranno usi di termini e definizioni inaccurati.

Tante volte si sente dire, anche da tunisini, che il tunisino non è arabo ettunsi much 3arby, oppure che si tratta di una storpiatura di un certo arabo “vero”. La ragione di queste affermazioni improprie viene da lontano. Per molto tempo i grammatici arabi, e non, hanno considerato i dialetti arabi, o meglio i vernacoli, come varianti “degradate” di una lingua originaria, corretta e “nobile”, che sarebbe l’arabo classico, il cui posto oggi è stato preso dall’arabo standard. Per via di quest’idea, ancora oggi molti non ritengono che ettunsi “il tunisino” abbia regole grammaticali e che non sia importante impararlo. Non è raro sentirsi chiedere in modo stupito : 3alech taqra ettunsi? chta3mel bih?perchè studi il tunisino?”, “che te ne fai?”.

Che lingua si parla in Tunisia?

In realtà queste due lingue, la variante dialettale e l’arabo standard, coesistono in tutti i paesi arabofoni. Se volessimo proprio azzardare un paragone, privo ovviamente di rigore scientifico: la situazione è come se, tra italiani, ognuno parlasse il proprio dialetto e usasse l’italiano standard per comunicazioni o contesti formali e ufficiali e come lingua di studio.

In Tunisia abbiamo edderja ettunsiya “il dialetto tunisino”, anche detto tunsi o lahja tounsiya e el3arabiya o el3arbi “la (lingua) araba”. Entrambe sono arabo, ma differiscono e coesistono. Anche Ibn Khaldoun, celebre sociologo tunisino, constatò, già nel XIV secolo, questa coesistenza, il che prova che i dialetti hanno origini antiche. Tra l’altro, il tunisino ha anche una discreta tradizione letteraria. Insomma, si dovrebbe dire con orgoglio : Ne7ki bi tunsi o ne7ki bi dderja ettunsiya. “parlo in tunisino/ in dialetto tunisino”. Ad oggi infatti esistono associazioni e movimenti, come Derja, che sottolineano l’importanza di un riconoscimento speciale di questa lingua. Lo slogan di questa associazione è : netkallem tunsi , n5ammam tunsi n7ebb nekteb tunsi, lughti u lughat ajdediparlo tunisino, penso tunisino, voglio scrivere in tunisino, la mia lingua e la lingua dei miei antenati”.

La lingua madre dei tunisini

Infatti, ettunsi è la lughat elomm “la lingua madre” dei tunisini, quella in cui interagiscono quotidianamente;  l’arabo standard no. Edderja non si studia, ma si parla. El3arabiya si impara a scuola, si usa nei telegiornali e nei documenti ufficiali ed è associata alla lingua del Corano, ma non si parla nella vita di tutti i giorni. È per questo per esempio che l’attuale presidente della Repubblica suscita un misto di stupore e ammirazione, ma anche ironia: ha l’abitudine di parlare bi l3arabiya e non bittunsi, ma talvolta usa espressioni così complicate che anche i suoi concittadini fanno fatica a capire. 

Le varianti del tunisino

Come ogni lingua, anche il tunisino ha delle varianti e delle parlate, da quartiere a quartiere, città e città, regione e regione, ma più o meno in tutta la Tunisia ci si capisce abbastanza. Una delle differenze più note a livello fonetico è tra coloro che pronunciano la lettera ق come Q (una c dura gutturale) come una G (g dura come nella parola gatto). Abbiamo coloro che dicono qalli “mi ha detto” e chi dice galli, chi dice qerda “scimmia” e chi dice gerda. Succede che a volte le persone che parlano con la G vengano prese in giro, perché si associa questa parlata con una provenienza campagnola. In realtà ormai nelle grandi città le parlate in Q e G coesistono e comunque la differenza tra qa e ga è dovuta solo a diverse ondate migratorie provenienti dalla penisola araba, ai tempi in cui gli arabi colonizzarono la Tunisia, allora chiamata Ifriqiya.

Esistono parole che tutti pronunciano con il suono G come mungela “orologio”, fellaga “partigiani”, gamra “luna”, ganfud “porcospino”, gersen “infreddolito” e così via. C’è chi dice ena “io” e chi pronuncia “na” o “eni” oppure “naya”, come dice Balti nella canzone galuli matji “ mi hanno detto di non venire”.

Per quanto riguarda il lessico, è vero che molte lingue hanno contribuito a arricchire l’attuale tunsi. Innanzitutto bisogna dire che, prima dell’arrivo degli arabi, in Tunisia si parlava il tamazight, la lingua dei Berberi, el amazighi, ormai parlata solo dall’1 % della popolazione, ma che ha lasciato parole come : kusksi “couscous”, berchni “agnello”, fakrun “tartaruga” e che ritroviamo in nome di luoghi celebri come Tataouine “le due fonti”. Dell’italiano abbiamo già parlato in precedenza, dello spagnolo ricordiamo sabbat “scarpe”,  ma è del francese di cui il tunisino è ricco, a partire dalle congiunzioni donc “allora”, “déjà” e tante altre espressioni, per esempio una frase così è perfettamente normale  : mchit lbere7 li lmarchi donc déja famma koll chey fi ddar “ieri sono andata al mercato quindi in casa c’è già tutto”. Anche verbi francese come télécharger “scaricare” si possono coniugare alla tunisina  :  telechargit “ho scaricato”.

Un mix di lingue nel bel mezzo di un discorso

Questa ricchezza lessicale e le vicende storiche che hanno fatto della Tunisia un crocevia di popoli e culture fanno anche sì che per i tunisini sia normale anche passare da una lingua all’altra nel bel mezzo di un discorso o di una frase. Questo succede soprattutto con il francese, ma anche con le seconde o terze lingue della diaspora e, negli ultimi anni,  sempre più giovani fanno un uso estensivo dell’inglese. Evoluzione da monitorare ! 

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