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Tunisian girl : la rivoluzione vista da un blog

Un libro che, in sole 45 pagine, ripercorre brevemente le tappe che hanno portato alla cacciata di Ben Ali. E che mostra l'apporto fondamentale dei social media per la riuscita della rivoluzione tunisina.

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Lina Ben Mhenni, blogger ed attivista, scomparsa prematuramente a gennaio 2020, è stata tra le protagoniste della rivoluzione tunisina. Sempre in prima linea anche nel post rivoluzione, durante l’inizio delle rivolte il suo blog è stato una preziosa fonte d’informazione per i giornalisti all’estero. Figlia di militanti (il padre fu incarcerato dal 1974 al 1980 in quanto della sinistra tunisina ; la madre, insegnante, ha militato nelle fila dell’Uget, l’Unione Generale Studentesca Tunisina), ha cominciato a bloggare  attraverso Nali83, poi Nightclubbeuse, dove iniziò ad occuparsi dei problemi sociali, fino al 2008, con cui creò un blog comune « Farda wel kat oktha » (« le due scarpe di uno stesso paio ») con un giornalista dissidente, blog censurato dal regime nel 2008. Fino al noto « A Tunisian girl ».

Il libro, scritto qualche mese dopo la cacciata di Ben Ali, nel 2011, ripercorre brevemente gli avvenimenti che hanno portato, in breve tempo, alla cacciata di Zaba, il soprannome di Zine El Albedine Ben Ali, sottolineando l’importanza della blogosfera e di internet in tutto ciò.

« Nel cyberattivismo ognuno contribuisce a suo modo e a tutto, come è successo durante la rivoluzione tunisina. Tutti i tunisini sono stati attori della rivoluzione, nessuno era il capo, ma tutti, a loro modo, lo erano ».

Nell’ottobre 2019, 860 mila tunisini erano iscritti a facebook ; nel febbraio 2010 1 milione 125 mila ; nel gennaio 2011 2 milioni 400 mila utenti. Lina si interroga :

« Immaginate se la grande rivolta del 2008 che ha scosso il bacino minerario di Gafsa avesse avuto luogo con questo enorme potenziale di persone iscritte a facebook : sono convinta che quella rivolta avrebbe avuto un esito diverso ».

Photo by Erik Mclean on Unsplash

Errore 404 era infatti il messaggio che i tunisini vedevano spesso comparire su internet, al punto di inventare « Ammar 404 », un personaggio virtuale armato con le forbici della censura. Al Jazeera, Alarabya,Tunisina news, Asfaq.org o Nawaat.org, fino a YouTube e Dailymotion non erano visionabili dala Tunisia. La censura arrivava ovunque, l’immagine che si doveva dare della Tunisia, all’interno e all’esterno,era di un Paese funzionale, senza nessun problema di alcun tipo. Si entra nel vivo del cyberattivismo di Lina, a partire dal 22 maggio 2010, data per lei decisiva per la rivoluzione tunisina : i blogger e il popolo di facebook avevano deciso di sfidare direttamente la censura organizzando una manifestazione pacifica nel cuore di Tunisi, rispettando tutti i passaggi legali. Tre mesi dopo, un altro flashmob.

E poi il tragico gesto, passato alla Storia, di Mohamed Bouazizi, le giornate dedicate alla scrittura e alla ricerca di informazioni, l’andare sul campo, documentando i primi « martiri », e, davanti al corpo senza vita di Nizar, colpito in pieno cuore,

« Piena di odio e disperazione ho sentito una grande forza interiore che si appropriava di me. Ho capito che non avevo che un solo scopo : divulgare gli orrori e i crimini del regime di Zaba ».

Il libro si conclude sottolineando la potenza della rete e l’importanza, per i blogger, di continuare a scrivere e sfidare la censura, da qualsiasi parte del mondo.

« Dobbiamo tornare davanti ai nostri computer. Lo dico ancora una volta : la missione di un blogger non ha mai fine ».

© Riproduzione riservata

La copertina del libro

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