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Le isole Kerkennah: un piccolo paradiso ancora inesplorato

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Ci sono luoghi che vi fanno sentire speciali anche se siete appena arrivati: in Tunisia mi sono spesso ripetuto questa frase, sono davvero tante le destinazioni, più o meno turistiche, che esercitano in me e in altri un fascino fuori dal comune. Il Sud della Tunisia è il luogo per eccellenza in cui io mi sento felice, così come alcuni scorci della medina di Tunisi (la vista della medina dal Cafè Panorama, perdermi nelle vie dei souks, affacciarmi a Sidi Bou Said al tramonto o all’alba). Il Sud del Paese esercita in molti viaggiatori un magnetismo fuori dal comune, per effetto dell’aria pura (e delle persone) che rendono questa parte di Africa un qualcosa che merita di essere visto almeno una o due volte nella vita, perché una sola non basta.

Poi ci sono alcune destinazioni che sono lì, sulla mappa, in attesa di essere esplorate, per il quale si trovano veramente poche informazioni sul web e sui vari social network, inoltre mettiamoci che la Tunisia non è ancora – e spero non lo sia mai – un Paese dove il turismo di massa ha cambiato completamente la popolazione e il territorio, a differenza del Marocco, che fa del turismo uno dei suoi principali introiti, ma che ha irrimediabilmente cambiato la fisionomia sociologica di molti dei suoi abitanti, con interi villaggi e città che sono stati trasformati in attrazioni per turisti e dove di autentico si trova ancora relativamente poco.

Paesaggio alle Kerkennah – photo credits Leonardo Orlandi

La Tunisia, fatta eccezione per qualche zona nei pressi di Sousse, Monastir, Djerba e Tunisi, è un Paese non intaccato dal turismo massificato, quel turismo che si è mangiato l’Italia, la Spagna, la Grecia e la Turchia. Ci sono zone come le Isole Kerkennah, la città di Gafsa, Maktar, Sbeitla, Dougga, Tatatouine, Tozeur dove i turisti sono ancora pochi e dove si possono vivere esperienze autentiche. Cercando su internet informazioni sulle Isole Kerkennah, mi sono reso conto che molti lo considerano uno dei luoghi più belli sulla Terra, non tanto per le attrazioni o il mare cristallino, quanto al fatto che il turismo (se non quello interno tunisino) è praticamente inesistente. Nel giugno 2023 avevo alcuni giorni liberi, al termine di un progetto Erasmus+ nella città di Nabeul, la capitale delle arance tunisine e delle ceramiche, e mi trovavo davanti alla possibilità di tornare ancora una volta a Sud oppure andare a esplorare qualcosa di cui si sa poco. Resistendo a fatica al fascino magnetico delle zone di Tozeur e Douz, decisi di prendere un louage destinazione Sfax, la seconda città tunisina per importanza e numero di abitanti, luogo sede delle principali industrie del Paese e pertanto dall’economia forte e dai redditi per persona più alti. Non per niente, Sfax è anche la prima scelta per chi emigra dall’Africa Sub-sahariana in cerca di lavoro come manodopera nelle industrie e nei campi, perché qui trovare lavoro è relativamente più facile che in altre zone tunisine. Questo alla lunga ha creato una enorme disparità salariale e a grandi spaccature nella società tunisina, con contrasto sociali tra i nativi e le persone migranti. Pur essendo stato a Sfax solo una mezza giornata, mi sono reso subito conto di questo problema, osservando grandi concentrazioni di persone di carnagione scura che non si “mischiavano” nelle sale da the e nei luoghi di ritrovo dei tunisini.

Dopo la visita di Sfax, che ha una medina piccola ma sorprendentemente autentica (nelle 5 ore che sono stato lì ho sentito parlare italiano solo due volte, e ho visto un gruppo di turisti inglesi aggirarsi attorno alla Grande Moschea, niente altro) ho preso appunto la decisione di recarmi a Kerkennah, poiché sono una persona curiosa e perché sto cercando di visitare tutto ciò che è visitabile in Tunisia. C’è un solo modo per arrivare a Kerkennah, ovvero, essendo un’isola, con il traghetto che va dal Porto di Sfax (dovete mettere su maps “Loud Kerkenah”) al porto di Kerkennah di Sidi Youssef, un piccolo centro abitato situato all’estremità ovest. Arrivo al porto di Sfax con un taxi (costo di appena 1.8 dinari dalla Gare du Louage, una delle più grandi tunisine) e mi reco alla stazione marittima per l’acquisto dei biglietti. Al mio chiedere il costo della corsa, mi viene detto che è di un solo dinaro, per una traversata di circa due ore. Stupefacente! Appena 33 centesimi.

 
 
 
 
 
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L’attesa della nave è poca, dopo una decina di minuti vengono aperti i portoni e iniziamo ad affluire verso la nave, che nel frattempo sta caricando auto, moto e camion, con le operazioni di imbarco che mi sembrano confusionarie ma al tempo stesso molto veloci. Inizio a riprendere tutto, e la mia presenza non passa subito inosservata: vengo fermato dalla polizia, che mi chiede per quale motivo sto riprendendo un traghetto. Faccio presente che sono un viaggiatore e che sto riprendendo ogni aspetto del mio viaggio, al fine di creare un filmato con tutte le informazioni sulla Tunisia. Mi rispondono che gli pare strano, che non vedono motivo di riprendere una nave, e che sono il primo che vedono che lo fa. Pur sorridendo, mi sono sembrati infastiditi dalla presenza di un turista con la fotocamera, poi mi lasciano andare, ma già da questo si capisce che Kerkennah non è di certo la prima destinazione di un viaggiatore, e questa impressione si ripeterà più volte nella mia breve ma intensa permanenza in questa bella isola. 

La traversata scorre veloce, osservando il tramonto e scrutando il mare alla ricerca di delfini, anche se non si fanno osservare. Mi sistemo inizialmente di fuori, ammirando la città di Sfax sparire davanti a me, poi con l’aumentare del vento, entro nella grande sala al secondo piano e mi sistemo su una poltrona che non eccelleva in pulizia. Mi salta subito all’occhio che il traghetto è straordinariamente lento, considerando che Kerkennah dista da Sfax solo una dozzina di chilometri. Arriviamo così al porto di Sidi Youssef quando è buio pesto, dove ci sono poche auto e qualche passeggero a piedi in attesa di salire a bordo. Subito fuori dalla nave, vedo che ci sono dei bus (pensavo che l’unico modo di raggiungere il centro urbano di Kellabine, dove ci sono la maggior parte degli hotel, fosse via taxi. Salto su, il costo è di solo un dinaro, e mi siedo cercando di ammirare il paesaggio, ma è completamente buio e sembra piuttosto piatto, salvo qualche casa e un po’ di palme. 

In mezz’ora sono a Kellabine, e mi metto subito alla ricerca di un alloggio della notte, allargando il sorriso a dismisura quando, scendendo dal mezzo, sento subito quell’odorino di Sud tunisino, un misto sabbia, spezie (anche se ero in mezzo a una strada), polvere, gelsomino, arbusti vari. E’ difficile da spiegare, solo andando in Tunisia ve ne rendereste conto con i vostri occhi e con le vostre narici. Facendo una rapida ricerca su maps, mi dirigo a piedi verso l’hotel Kerkennah Centre, un tre stelle sul mare che mi chiede 60 dinari, 19 euro, per una stanza con condizionatore, bagno privato e colazione. Prendo possesso della stanza e mi dirigo poi verso la più vicina sala da the, per concludere la serata con cay ai pinoli e narghilè, e qualche preventivo di lavoro da mandare. 

L’indomani mi sveglio di buon ora, faccio colazione e poi decido di fare una passeggiata sul mare. Mi rendo subito conto che l’isola, essendo completamente piatta, riflette la sua morfologia anche sul mare e sulle spiagge. E’ bassa marea, si vedono gli scogli in lontananza affiorare, più qualche barca di pescatori ormeggiata con le reti a bordo. Lascio la borsa in albergo e mi reco di nuovo nel centro della città, che di giorno appare più vivace, per aspettare un bus o un qualche mezzo. Dopo poco arriva un taxi, guidato da una donna con il velo, l’unico caso che mi è capitato in tutta la Tunisia! E’ un taxi condiviso, al costo di 2 dinari e mezzo mi porta al villaggio di El Ataya, che da maps sembra grande, ma al mio arrivo non c’è nessuno. La temperatura sale fino a 38-39 gradi, anche se il cielo è lattiginoso. Grondando come una fontana, arrivo fino al porto, sperando di vedere qualche barca di pescatori intenta a sistemare le reti, ma non trovo quasi nessuno. Gli scorci paradisiaci visti in alcuni blog su Kerkennah mi sembrano lontani, l’isola è bella, ma non esplode della sua bellezza. Dopo il giro al porto inizio a cercare una sala da the, mi imbatto però in un ristorante dalle recensioni altissime, il Chez Najet Le Régal Restaurant. Mi fanno accomodare all’interno e ordino una frittura di totani e un brodo ai frutti di mare con soute di cozze annesso, il tutto ad un costo di 10 euro, roba che in Italia avrei pagato minimo 40-50 euro, acqua e boga annessa. E qui, in questo ristorante, la mia esperienza a Kerkennah assume un’altra piega. 

 
 
 
 
 
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Vagabondo un po’ per il villaggio, cercando l’immancabile sala da the. Mi perdo tra le vie del villaggio, ma trovo tutto chiuso, mi dicono che fa troppo caldo e i bar aprono verso l’ora del tramonto, ora sono tutti tappati in casa per sfuggire alla pesante canicola. Decido di lasciar perdere il the, mi reco in albergo per prendere la borsa e poi taxi fino al porto, per prendere la nave di rientro per Sfax e poi il louage per Tunisi, dove verrò accolto da una spettacolare tempesta di fulmini. La mia esperienza a Kerkennah è stata davvero breve, è un’isola economica, un paradiso in terra per i tunisini, mentre i turisti, pochi, per visitarla dovrebbero noleggiare una macchina o un motorino. E’ comunque un posto molto affascinante, che secondo me merita almeno 2-3 giorni pieni in modo da poter esplorare gli angoli nascosti e andare un po’ a fondo dell’antropologia del posto, così mi sono ripromesso che un giorno tornerò. 

©️Riproduzione riservata 

 
 
 
 
 
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