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La denuncia di una studentessa tunisina, in Italia in Erasmus: “Un visto turistico al posto di uno di lunga durata. Un errore che mi sta causando diversi problemi”

Doveva venire in Italia per un Master e fermarsi nel Belpaese per sei mesi. L’ambasciata d’Italia le ha invece rilasciato un visto Schengen uniforme, di tipo c, la cui durata massima è di 90 giorni ogni 180 giorni. Un tipo di visto che le sta causando diversi problemi.

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E’ stata ammessa a partecipare al programma Erasmus +, ottenendo anche una borsa di studio per coprire parte delle spese del suo soggiorno di studio in Italia. Ma Nour, studentessa tunisina, si è vista consegnare un visto di tipo C, rilasciato solitamente per soggiorni di breve durata, che non copre l’intera durata del suo soggiorno. La studentessa ha denunciato quanto successo da un account twitter. L’abbiamo intervistata per capire meglio la vicenda. 

Per ottenere un visto, bisogna passare tramite la società Almaviva – racconta -. Ho portato tutti i documenti necessari e i giustificativi della mia richiesta, dal diploma, ai documenti attestanti l’iscrizione all’università, al biglietto aereo, all’ottenimento della borsa di studio, fino ai documenti comprovanti la mia situazione finanziaria. Già ottenere un appuntamento è stato molto faticoso, ho dovuto chiamare tantissime volte per riuscire a fissarlo. In più, il primo posto disponibile sarebbe stato a novembre, quando il mio corso universitario cominciava a settembre: è dovuta intervenire la mia università a Tunisi per fare in modo che venisse anticipato”. Nour consegna tutti i documenti ed è tranquilla: non sembra che manchi qualcosa, e non le resta che aspettare di essere chiamata per andare a ritirare il suo visto per frequentare il Master in Italia. 

Rilasciato un visto di breve durata al posto di uno di lunga durata

Ma, una volta ritirato, si accorge di un errore di non poco conto: le è stato dato un visto Schengen uniforme, di tipo c, di corta durata, quello che solitamente viene dato ai turisti, e non un visto di tipo d, di lunga durata, necessario per coprire l’intero periodo del suo soggiorno di studio. “Avevo spiegato che dovevo fermarmi per sei mesi, ma questo tipo di visto copre solo 90 giorni e non dà diritto a nulla, non ho nemmeno accesso al mio conto bancario. Già il giorno della partenza, non volevano farmi salire sull’aereo perché non avevo un biglietto di ritorno: avevo spiegato che non sapendo di preciso la data di rientro, non avevo provveduto. Sono dovuta andare sul momento a comprare un biglietto, pagandolo anche molto caro. Poco dopo il mio arrivo in Italia, ho preso appuntamento per poter avere un permesso di soggiorno e il codice fiscale, ma non posso avere nessuno dei due a causa di questo tipo di visto”. 

A questo punto interviene l’università dove la ragazza è iscritta, che chiama l’ambasciata d’Italia a Tunisi per capire come risolvere il problema, se ci fosse un documento mancante che avrebbero potuto fornire. “Hanno detto che non era un errore, e che non possono darmi un giorno in più. L’unica soluzione? Tornare in Tunisia, annullare la domanda di visto e richiederlo, senza la sicurezza di ottenerlo, considerando anche la lunga attesa per ottenere un appuntamento”. Senza contare che richiedere un visto è un procedimento, oltre che lungo, anche costoso: bisogna pagare una quota per la richiesta e fare tradurre diversi documenti dai traduttori riconosciuti. E se il visto non viene rilasciato, sono soldi persi. Ed ora? 

Avanti e indietro tra Italia e Tunisia per tamponare l’errore burocratico

Ora sono quindi costretta a fare avanti e indietro dall’Italia alla Tunisia per non superare i 90 giorni di soggiorno sul suolo italiano. Già sono arrivata un mese dopo dall’inizio del corso in quanto mi hanno dato un appuntamento tardi, pur sapendo che le lezioni sarebbero cominciate a settembre”. E aggiunge: “Da una parte sono una persona privilegiata, non ho problemi economici, ho già viaggiato in passato in Europa, ottenendo dei visti di lunga durata, sono già stata in Italia per una vacanza. Non capisco come mai mi abbiano dato un visto di tipo C e non uno di tipo D. Anche la questura mi ha detto che non può fare nulla e dove mi trovo non c’è un consolato tunisino che potrebbe adoperarsi per capire cosa fare”. Conclude la studentessa: Se non sei europea, l’esperienza Erasmus si rivela più complicata. E’ una situazione ad ogni modo molto ingiusta e frustante. Spero qualcuno possa aiutarmi a venirne a capo in qualche modo.

Un invito a raccontare le proprie esperienze

Non è la prima volta che accadono situazioni simili, ma spesso gli studenti preferiscono non denunciare visti negati e altre vicissitudini per timore poi di vedersi bloccate le richieste future. Qui vi avevamo parlato ad esempio del visto negato alla nostra collaboratrice. 

Un invito a chi si è visto negare il visto, o ha avuto diverse problematiche simili a quanto successo a Nour, a contattarci e a raccontarci la sua esperienza scrivendo a : redazione@laltratunisia.it. Non siete soli, fate sentire la vostra voce. Noi raccoglieremo le vostre testimonianze e cercheremo di tenere alta lattenzione su questa tematica.

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