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Mohamed Yassine Jelassi, presidente SJNT: “Il giornalismo ha tratto benefici dalla Rivoluzione”

“Giovani e donne prima avevano poco spazio. La Rivoluzione non ha solo allargato il reclutamento, ha anche dato loro l’accesso a posti-chiave. Una nuova generazione di giornalisti ha tratto grandi benefici dalla Rivoluzione” afferma Mohamed Yassine Jelassi, che a soli 35 anni è diventato Presidente del Sindacato Nazionale dei Giornalisti Tunisini (SNJT).

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Il panorama mediatico tunisino è cambiato radicalmente con la Rivoluzione: prima un deserto, poi una fioritura di organi di stampa, canali televisivi, radio e media elettronici. Oggi è tempo di bilanci ,anche al fine di decifrare il futuro. “Una nuova generazione di giornalisti ha tratto grandi benefici dalla Rivoluzione” dice Mohamed Yassine (detto Mehdi) Jelassi che di questa nuova generazione è esponente emblematico: a soli 35 anni è diventato Presidente del Sindacato Nazionale dei Giornalisti Tunisini (SNJT). Al suo attivo sette anni a Londra come corrispondente di Al Hayat, in prigione per motivi politici nel 2007, successivamente svolge attività sindacale e collabora al sito indipendente Nawaat.

L’ho incontrato, in una radiosa giornata settembrina, nella sede del SNJT sull’avenue des Etats-Unis. In questo bel viale alberato, nell’elegante quartiere del Belvedere, si concentrano al contempo il meglio dell’eredità urbanistica del Protettorato (il grande parco, i palazzi in stile arabo-coloniale) e i simboli della neo-democrazia tunisina. Tra questi ultimi l’imponente sede dell’UGTT, palazzo moderno realizzato in anni recenti, circondato da un tripudio di rosse bandiere nazionali, si erge di fronte all’elegante palazzina liberty del SNJT, affiancata da coloratissimi murales da un lato, caffè dove si incontrano giornalisti e giuristi dall’altro. L’intervista si svolge in francese.

Giovani e donne prima avevano poco spazio. La Rivoluzione non ha solo allargato il reclutamento, ha anche dato loro l’accesso a posti-chiave”. I giornalisti tunisini si formano all’Institut de Presse et de Sciences de l’Information (IPSI) cui si accede per concorso. Per legge il 50% dei giornalisti dovrebbe essere reclutato tra i suoi diplomati, “ma la norma non viene rispettata” dice Jelassi. Tuttavia, aggiunge, la liberalizzazione ha offerto nuove opportunità di impiego a giovani diplomati: “Hanno aperto molti nuovi canali Tv. Gli imprenditori hanno investito nel campo mediatico”.

A fronte di questo bilancio positivo, diverse criticità, in primo luogo l’omologazione culturale. “Manca la diversità. I canali televisivi forniscono prodotti pressoché identici. La società tunisina non è rappresentata nel suo insieme: trovano uno spazio più che proporzionale gli uomini d’affari e la borghesia. Anche le minoranze religiose e etniche (i berberi, i neri) e le minoranze sessuali non sono adeguatamente rappresentate”. La seconda criticità è quella dello scarso pluralismo politico. “La maggior parte dei media sono dominati da due componenti: da un lato Ennahdha dall’altro l’ex RCD (vale a dire gli islamisti e i benalisti, ndr), mentre invece la sinistra non ha accesso ai media”. Cita a conferma i dati della Haica (l’autorità indipendente della comunicazione audiovisuale) sulla presenza mediatica delle diverse forze politiche, i quali documentano come Ennahdha primeggi per quote di spazio nei diversi programmi televisivi di politica ed attualità.

Gli esponenti di Ennahdha sono sempre invitati a tutti i dibattiti – aggiunge -. “Ennahdha dispone di un proprio canale, Zitouna TV, fondato da Ousama Ben Salem la cui appartenenza politica è nota. Ma vicino ad Ennahdha sarebbe anche il canale Hannibal. Non solo. Dal momento del suo accesso al potere Ennahdha ha messo in atto un’operazione di presa di controllo dei media. Ricordiamo che già nel 2012 i suoi militanti hanno fatto un sit-in di protesta davanti alla TV di stato il cui amministratore delegato in seguito è stato nominato da Ennahdha. E c’è quell’onnipresente cronista (di cui non fa il nome, ndr) che anche lui è vicino a Ennahdha”.

Come mai da parte di Ennhdha, invece, in questi anni si è sentito il lamento ricorrente: “abbiamo tutti i media contro”?Colpa loro – sostiene Jelassi -. Non hanno mai avuto rapporti con i media, non hanno una strategia di comunicazione. Non sono riusciti a creare i propri media. E ce l’hanno con i giornalisti perché non sono riusciti ad obbligarli a fare propaganda per loro. E invece di fare le riforme che il settore richiedeva hanno preferito puntare al suo controllo. Nel 2012 il Congresso per la Riforma dei Media si è svolto con la presenza di giornalisti del regime di Ben Ali. Si tratta di un agire politico senza princìpi”.

Ma a fronte di queste criticità i media non hanno nessuna responsabilità? Per esempio, non sono stati troppo tiepidi nel difendere il valore della libertà di espressione quando la pubblica opinione, a fronte della crisi economica, ha incominciato a mormorare “con la libertà di espressione non si mangia”? Jelassi non lo pensa: “La Rivoluzione ha indubbiamente portato molte conquiste, tra cui la libertà di espressione e le libere elezioni, ma non è stata in grado di realizzare delle vere politiche pubbliche e delle riforme. I media semplicemente riflettono la classe politica e i politici hanno fallito nel loro compito. Nessuno ha impedito loro di riformare l’economia, il territorio, le imprese pubbliche.”. Jelassi è particolarmente critico nei confronti di Béji Caid Essebsi: “Il suo compito non era di togliere di mezzo Ennahdha, ma di fare le riforme. E quando abbiamo chiesto di incontrarlo non ci ha risposto”.

E che ne è della funzione di agenda-setting che gli studiosi riconoscono ai media nei sistemi democratici? “In Tunisia l’agenda politica è fatta dai politici. Del resto è semplice. La priorità per me sono le riforme. E il popolo tunisino vuole vivere con dignità. Come i cittadini dei paesi del Nord”. Come vede il futuro? “Il futuro è nebuloso, inquietante. Il Presidente deve presentare una roadmap. Che non lo faccia è molto grave. Occorre nominare un governo (poi nominato, ndr) indire delle elezioni. Fare chiarezza, indicare una direzione. Questa è la sola democrazia del mondo arabo, la Tunisia è inserita in un contesto regionale dove non c’è democrazia. Le scelte devono essere chiare”. Ciononostante Jelassi è pieno di giovanile ottimismo: “Questa situazione è temporanea. Il movimento della storia va sempre in avanti. Sono pieno di speranza”.

Nel frattempo, dopo questo incontro, un governo è stato nominato, sulla cui autonomia però permangono dei dubbi. E tre canali Tv sono stati chiusi per irregolarità amministrative. Le aggressioni ai giornalisti – un problema ricorrente anche negli anni passati – soprattutto ad opera della polizia non sono diminuite. Tanto che il Snjt sta intervenendo ripetutamente.

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