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Rim Saoudi, giornalista : « Dopo la Rivoluzione il giornalismo è rinato, ma ora dobbiamo puntare sulla qualità »

Prima della Rivoluzione impossibile, per un giornalista, lavorare veramente : le critiche a ciò che non andava nel Paese erano impensabili, così come il giornalismo investigativo. La rivoluzione ha aperto la strada permettendo di tornare ad essere davvero il quarto potere. Anche se la strada per un giornalismo di qualità è ancora lunga.

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« Prima della Rivoluzione tutto era controllato e limitato : non si potevano affrontare temi politici, ma nemmeno svolgere dei semplici reportage che facessero vedere situazioni quotidiane che non funzionavano. Ma il lavoro del giornalista è anche questo : criticare, parlare anche di ciò che non va. Senza contare il giornalismo investigativo, inesistente. Con Ben Alì tutto questo non si poteva fare. Non eravamo giornalisti, non potevamo esercitare davvero questa professione ». Rim Saoudi, giornalista per il quotidiano Assabah e membro del SJNT, il Sindacato nazionale dei giornalisti in Tunisia, racconta la sua professione e i cambiamenti che ci sono stati pre e post 2011, durante la dittatura e dopo la cosiddetta Rivoluzione della dignità.

« C’è stato un enorme cambiamento tra il pre e il post 2011 – continua -, si è passati da due estremi, dal controllo alla totale libertà. Una libertà che non abbiamo mai avuto e abbiamo dovuto imparare a gestire : potevamo parlare di ogni tema, potevamo fare del giornalismo investigativo, delle inchieste senza che nessuno censurasse. Dopo un primo momento di spaesamento abbiamo ritrovato la bussola. Anche il rapporto con i cittadini l’abbiamo dovuto ricostruire : appena scoppiata la rivoluzione, per i giornalisti era molto difficile seguire gli eventi sul campo, c’erano stati degli attacchi contro la stampa da parte degli stessi cittadini. Le persone avevano ancora l’immagine del giornalismo corrotto e censurato che esisteva con Ben Alì, non avevano fiducia nei media. Ma poco a poco questa fiducia è ritornata, si è avuto un nuovo sguardo verso i media. Certo, come in tutto il mondo, ci sono ancora persone che sono contro, ma in generale la situazione è decisamente migliorata. Anche se le aggressioni purtroppo sono rimaste, perpetrate da altri soggetti ».

« Come giornalista donna, le difficoltà sono legate prima al nostro genere e poi al tipo di mestiere che svolgiamo. Ad esempio ci possono essere difficoltà a coprire sul campo le manifestazioni, la cronaca nera, sia nel rapportarsi con gli agenti di polizia, che con i propri superiori : per molti lavorare sul campo in questo modo non è proprio per le donne. Ma in questi ultimi dieci anni, con tutto quello che è successo in Tunisia, abbiamo condiviso il terreno con i nostri colleghi uomini, svolgendo gli stessi incarichi e spesso ottenendo risultati migliori. Ma bisogna ancora lavorare per uno spazio di lavoro sicuro per le donne : il Sindacato nazionale dei giornalisti tunisini in partneraiato con l’associazione Reporters Sans Frontières ha lanciato recentemente il progetto Per un ambiente di lavoro sicuro per le donne giornaliste‘, che si pone proprio questo obiettivo. Le donne, secondo uno studio del SJNT, hanno subito negli ultimi mesi degli attacchi di violenza, soprattutto dalle forze dell’ordine, da attivisti sui social network e da appartenenti a partiti politici.

Certo attualmente non è semplice essere giornalisti, coprire le manifestazioni e i vari eventi con tutti i cambiamenti politici in atto, ci si trova in luoghi di tensione e ci si può ritrovare vittime di violenze da parte della polizia e dei cittadini ».

E conclude : « Come giornalista e membro del SJNT credo che dobbiamo lavorare sulla qualità, puntare a un giornalismo che tocchi tutti i temi, un giornalismo che sia libero e indipendente. La strada è ancora lunga, ma dobbiamo mantenere ciò che abbiamo ottenuto finora, la libertà guadagnata nel post rivoluzione, che è stata una boccata di ossigeno. Dobbiamo mantenere la nostra posizione come giornalisti liberi e il nostro ruolo come quarto potere, senza dimenticare di assumerci le responsabilità necessarie per migliorare ».

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