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Natale a Tunisi : quando la nostalgia di casa si fa sentire maggiormente

Natale per me significava solo una cosa : un biglietto di andata per l'Italia, per riabbracciare famigliari e amici dopo mesi di assenza. E riscoprire quei momenti di festa dati per scontati.

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Nei due anni vissuti a Tunisi, per me Natale significava principalmente una cosa : famiglia. A novembre cominciavo a cercare il volo che mi avrebbe (ri)portata alla casa della sponda nord del Mediterraneo, in Bergamasca, per riabbracciare finalmente famigliari e amici dopo mesi di chiamate tramite skype e messaggi su viber e Whatsapp. Il virtuale prendeva finalmente forma. Sono solo due ore di volo che dividono Tunisi e Milano, ma quel volo non è sempre alla portata di tutti, soprattutto se si inizia a lavorare, non si accumulano le ferie necessarie e si guadagna in dinari, con un cambio sfavorevole. Ma mai e poi mai avrei rinunciato a trascorrere questo momento in famiglia. Non ho mai addobbato nemmeno la casa in cui abitavo : l’albero lo avrei trovato rimettendo piede in Italia, che senso aveva comprarne uno apposta se in quei giorni di festa non ci sarei stata ?

Nel 2014 lavoravo (anche) come insegnante di italiano in una scuola e riuscii a prendere quasi due settimane di ferie. Erano passati otto mesi dalla mia partenza dall’Italia, sei mesi che non vedevo mia nonna, tre mesi i miei genitori e mia sorella. In quell’occasione credo di aver portato con me in valigia solo dei datteri e dei dolci tunisini e qualche piccolo pensiero per le amiche, perlopiù saponette profumate al gelsomino o fragranze non molto diffuse da noi: dovevo lasciare lo spazio per i vestiti invernali da portare con me, per le varie cibarie e per gli acquisti che avrei fatto in occasione dei saldi.

Vivere in un Paese a maggioranza musulmana mi ha fatto maggiormente attaccare alle mie radici e alla mia « italianità » : credo che sia un sentimento comune a ogni migrante, che si può capire davvero solamente vivendolo sulla propria pelle. Il che non significa assolutamente disprezzare o non aprirsi all’incontro con l’altro e le altre culture : ma semplicemente certi aspetti religiosi o culturali che prima si davano per scontato o a cui ci si interessava poco o nulla, diventano un ricordo di casa. E così è stato per me. In Tunisia ho in qualche modo riscoperto soprattutto lo stare in famiglia : quei pranzi natalizi che mi parevano prima infiniti e noiosi avevano ora un altro sapore. E non solo per i cibi – che non sempre riuscivo a replicare a Tunisi -, ma soprattutto per tutto il contorno : il raccontarsi dopo mesi, parlandosi finalmente di persona, la tombolata con gli zii e cugini, il pandoro con la famosa crema della zia. Piccole cose che solo quando mancano ci si rende conto quanto contino per noi. E poi i giorni che scorrevano sempre velocemente, incastrando i vari incontri con le amiche, tanto che mia mamma a volte mi vedeva solo la sera.

Acquisti golosi nei mercatini natalizi alla Marsa, dicembre 2015

Nel 2015 lavoravo in una società francese e stavo rischiando, avendo usufruito di una settimana di ferie a giugno per il matrimonio di un’amica, di non poter partire : ma il mio passaporto stava per scadere, quindi colsi questa scusa per prendere qualche giorno e, dopo sei mesi, riabbracciare di nuovo tutti quanti. Una partenza proprio la mattina stessa di Natale, con al seguito regali vari – questa volta scelti con cura nei vari mercatini natalizi artigianali : marmellate, gioielli, foulard – e un gatto tunisino che avrebbe raggiunto la sua famiglia adottiva. Una settimana che trascorse troppo velocemente, lasciandomi un vuoto al momento della (ri)partenza : non volevo ancora tornare, volevo stare più tempo in Italia, tanto che i primi giorni a Tunisi li passai con il magone.

Momenti che senz’altro mi hanno aiutata ulteriormente a mettermi nei panni degli altri, di tutti i migranti che trascorrono le proprie festività importanti lontani dalla famiglia : perché vivere certe tradizioni nel proprio Paese d’origine ha sempre tutt’altro effetto.

In fondo, dovrebbe essere anche questo il senso del Natale : aprirsi all’altro, comprendersi a vicenda, cercare di venirsi incontro ognuno con la propria identità e il proprio bagaglio di vita.

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