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Respingimento di migranti subsahariani dalla Tunisia verso la frontiera libica

Di fronte al deterioramento della situazione umanitaria in Libia, l'imperativo di salvare delle vite umane diventa sempre più minacciato. Comunicato stampa congiunto di diverse associazioni tunisine.

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COMUNICATO STAMPA – Tunisi, 2 ottobre 2021

Lunedì 27 settembre 2021, diverse imbarcazioni, quattro con a bordo delle persone di origine subsahariana e tre con a bordo dei cittadini tunisini, hanno lasciato le isole Kerkennah, situate al largo della costa di Sfax. Dopo dodici ore di navigazione, sono state intercettate dalle unità marittime della guardia nazionale tunisina, che le ha riportate verso le coste tunisine. Secondo le testimonianze raccolte, le persone di nazionalità tunisina sarebbero state liberate, mentre quelle di origine subsahariana sarebbero state transferite verso la frontiera libica. Secondo le nostre fonti, il gruppo di stranieri si componeva di un centinaio di persone, tra cui diverse donne e minori. Tra le donne, almeno tre sarebbero incinte.

Sono state segnalate diverse violazioni dei diritti umani : ricondotte alla frontiera minacciandole con delle armi, confisca dei telefoni, assenza di assistenza medica ed ostetrica, maltrattamenti e violenze, così come arresti e detenzioni arbitrarie. Al loro arrivo alla frontiera con la Libia, gli agenti della guardia nazionale tunisina avrebbero costretto, minacciandoli con le armi, i migranti ad oltrepassare la frontiera libica.Una volta oltrepassata la frontiera, un primo gruppo di migranti sarebbe stato sequestrato sul territorio libico. Secondo le nostre fonti, sarebbero attualmente detenuti non lontano dalla frontiera, a Zaouara, in una casa privata. I rapitori avrebbero richiesto circa 500 dollari a testa per rilasciarli.

Un altro gruppo di migranti, inizialmente bloccati a Ras Jedir, sarebbe stato arrestato recentemente dai libici. I loro telefoni, che sono irraggiungibili, sarebbero stati confiscati. Ci sarebbero due donne incinte in questo gruppo, tra cui una donna di otto mesi. Dei video che circolano in rete mostrano una donna obbligata a partorire all’aperto con il solo aiuto di un uomo che la accompagnava. Le forze armate, che avrebbero assistito al parto, li hanno poi trasferiti all’ospedale di Ben Guerdane. Secondo le testimonianze raccolte, oltre agli atti di violenza subiti dalle forze di sicurezza tunisine dal momento della loro intercettazione e fino al loro respingimento alla frontiera, uno di questi gruppi di migranti sarebbe privo di cibo e di assistenza da ormai cinque giorni. Inoltre, diverse donne subsahariane hanno denunciato di essere state violentate in Libia.

Altre testimonianze parlano di un’altra espulsione sommaria verso la Libia, che avrebbe avuto luogo alla fine del mese di agosto, implicando anche in questo caso numerose donne e dei minori. L’espulsione del 27 settembre verso la frontiera libica non sarebbe dunque un caso isolato ma un esempio di pratiche correnti. Queste pratiche si baserebbero sul sospetto che i cittadini stranieri siano passati per la Libia prima di entrare in Tunisia, nonostante le persone sarebbero state arrestate mentre tentavano di lasciare la Tunisia, e non mentre attraversavano la frontiera tunisino – libica. Il comportamento delle autorità tunisine viola le disposizioni della convenzione di Ginevra del 1951 relativa ai rifugiati, ratificata dalla Tunisia nel 1957.

Inoltre le espulsioni verso la Libia, che non può in nessun caso essere considerato come un Paese sicuro verso il quale rimandare indietro dei migranti, non sono conformi al diritto internazionale e al principio di non respingimento. Il respingimento di uomini, donne, tra cui molte incinte e di bambini, senza nessuna procedura di identificazione e di assistenza iniziale, e senza dare loro la minima possibilità di richiedere la protezione internazionale, viola i diritti umani fondamentali e lo stesso diritto d’asilo. Quest’episodio è ancora più grave dato che la Libia è un Paese che non dispone di nessuna legislazione sul diritto di asilo e la cui violenza e tortura nei confronti dei migranti, di cui molti in stato di grande vulnerabilità, è stata a più riprese denunciata dalla comunità internazionale.

Le organizzazioni firmatarie denunciano le violazioni dei diritti umani di cui sono vittime i migranti subsahariani e chiedono alle autorità tunisine di chiarire ciò che è successo, di intervenire con urgenza per assicurare una presa in carico adeguata e degna di queste persone, e di prendere le decisioni politiche che si impongono con urgenza per stabilire un meccanismo e un circuito chiaro per la presa in carico delle persone straniere sbarcate in mare, al fine di garantire un trattamento umanitario che rispetti gli impegni della Tunisia in materia.

Le associazioni firmatarie :

ASF – Avocats Sans Frontières

FTDES – Forum Tunisien pour les Droits Economiques et Sociaux

OMCT – L’Organisation mondiale contre la torture

Association ASGI – Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione

Terre d’Asile Tunisie

Médecins du monde, mission Tunisie

ADLI – Association tunisienne de défense des libertés individuelles

Association BEITY

Traduzione dal francese di Giada Frana

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