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Tunisia, Referendum Costituzionale : ha vinto il Sì

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Sono le 11 del 25 luglio 2022, giorno di Festa nazionale in Tunisia : é la Festa della Repubblica. È anche il giorno in cui il popolo tunisino è stato chiamato alle urne per esprimersi sulla proposta costituzionale di Kais Saied. In Avenue Bourguiba, dove venerdì e sabato hanno avuto luogo diverse manifestazioni, sembra un giorno come tutti gli altri. Tunisini e turisti passeggiano sotto il sole cocente, verso Bab el bahr, la porta da cui si accede alla Medina, i venditori cercano di attirare i passanti con offerte, mostrando la loro mercanzia. “Roba ashra left“, “Vestito a dieci dinari”, urla un giovane alle donne che passeggiano per la via.

Non si può passeggiare su tutto l’Avenue Bourguiba, la parte davanti al Ministero dell’interno è sbarrata con le transenne, all’interno una decina di mezzi della polizia. “Sa in cosa è riuscito Kaïs Saied? A dividere il popolo Tunisino tra chi è pro e chi è contro – racconta Adel, taxista -. Per fortuna il popolo non può accedere alle armi, altrimenti rischieremmo la guerra civile. Io non andrò a votare oggi: come posso votare per qualcosa per cui non è stato dato il tempo pratico per comprendere di cosa si tratta? Come può un popolo esprimersi su un testo giuridico, scritto in arabo classico? Ci sono persone che fanno fatica persino a leggere e scrivere, figuriamoci comprendere un testo del genere! In più non è la Costituzione il problema per la Tunisia: i prezzi continuano ad aumentare, ci sono problemi nel trovare alcuni prodotti, ora mancano lo zucchero e il riso. La popolazione sta cominciando a perdere la fiducia in questo Presidente. Ma vincerà il sí, i pochi che andranno a votare voteranno così. Si prospettano tempi bui per la Tunisia“.

Manifesto per no a referendum a La Marsa - photo credits Alice Passamonti

Abderrazak mostra orgoglioso il dito blu, segno che è andato a votare: “Ho votato sí, per Kais Saied. È un uomo onesto, non come gli altri che rubavano per i loro interessi“. Sui gradini del Teatro nazionale, diversi giovani approfittano dell’ombra per riposarsi. Jobran, 24 anni, chiacchiera con un suo amico algerino, venuto a trovarlo per le vacanze: “Ah, si vota oggi? – esclama stupito. Prende il telefono e fa una breve ricerca. Ma poi aggiunge -. Ma non fa nulla. Non vado a votare. Ho già un lavoro, non mi interessa“. Dietro di lui, campeggiano gli adesivi verdi pro Si. “La gente è disinteressata – fa eco Omar -. Non ha voglia di andare a votare. Ha ben altro a cui pensare“.

« Alle 10 la percentuale dei votanti era del 9,78% » riferisce Nesrine Rebai, di Mourakiboun, gli osservatori della societa civile in campo per controllare che tutto si svolga senza intoppi. A Tunisi una parte di essi si trova all’Hotel Africa e da lí mettono assieme i dati inviati dall’equipe sul campo. Tremila osservatori in mille seggi (quest’ultimi sono 11 mila nel Paese), un numero esiguo, ma i fondi non potevano coprire di più. L’1% degli osservatori all’apertura dei seggi non é stato autorizzato ad entrare, e nel 7% dei seggi i presidenti si sono rifiutati di fornire i dati richiesti. Anche agli osservatori dell’associazione ATIDE (che dal 2011 segue regolarmente le elezioni) è stato impedito di svolgere lavoro presso i seggi elettorali.

Mourakiboun al lavoro presso l'Hotel Africa - photo credits Giada Frana

L‘affluenza durante la giornata non è alta. Eppure i seggi hanno prolungato l’orario di apertura, fino alle 22.00, mentre in precedenza alle 18.00 chiudevano. Seggi allestiti nelle varie scuole dei quartieri, che in questo periodo sono chiuse per le vacanze estive. All’ingresso, militari con il mitra sorvegliano il tutto. Varcata la porta del seggio, sui muri sono appese le liste dei votanti nella sezione. I cittadini si recano nell’aula a loro assegnata, gli scrutatori controllano il registro, la carta d’identità, una firma per attestare il voto e l’indice inchiostrato di blu per evitare che una stessa persona possa ripresentarsi per la votazione. Non ci sono vere e proprie cabine: nella stanza, due o tre banchi di scuola, sulle quali è stato appoggiato un cartone con la scritta Isie a mo’ di paravento, dietro al quale mettersi per votare. Gli scrutatori timbrano la scheda, la consegnano all’elettore che poi la inserisce nell’urna, in plastica trasparente, sigillata fino al momento dello spoglio.

A La Marsa, nella periferia nord di Tunisi, alle 11.00, si registra un movimento di votanti in tre diversi seggi (la Scuola primaria in Rue de roses; la Scuola secondaria Taieb Mhiri; la Scuola primaria in rue du 9 avril 1938). L’età media dei votanti è over 40, pochi giovani in questa fascia oraria. Verso le 19.00 a l’Aouina, c’è un piccolo via vai. Safouene avrebbe dovuto votare qui, ma l’Isie lo ha iscritto al Kram, e non è riuscito a cambiare il seggio. Ha accompagnato la moglie, per poi recarsi nel seggio assegnato. Negli anni precedenti, chi voleva votare doveva recarsi ad iscriversi alle liste elettorali in un dato periodo di tempo. Quest’anno, oltre a questa possibilità, chi non si era iscritto veniva inserito automaticamente in queste liste elettorali. “Non ho votato alle ultime elezioni del 2019, ma questa volta andrò alle urne. E voterò si. Negli ultimi dieci anni il Paese è peggiorato, la povertà e la corruzione sono aumentate. Voi occidentali siete per la democrazia. Qui non è possibile al momento: abbiamo bisogno di un uomo che possa guidarci“. A Bab el Souika si trova Amna, emigrata in Canada, in Tunisia per trovare la famiglia: “Non voglio che Ennahda o Abir Moussi prendano le direttive. Non ho letto direttamente il progetto costituzionale, ma ne ho sentito parlare, sui social network, tramite amici che vivono in Tunisia. In Canada i miei amici tunisini andranno a votare sì. Penso che Saied abbia cominciato a cambiare le cose, bisogna solo lasciargli fare tutto quanto correttamente“.

Una votante nel seggio di Bab Souika - photo credits Giada Frana

Giornata difficile anche per i media e la libertà di stampa : diversi giornalisti tunisini e stranieri, impegnati nella copertura mediatica del referendum da Tunisi (non abbiamo comunque la certezza che fossero tutti accreditati con ISIE per accedere ai seggi), hanno segnalato problemi nel fare interviste e foto all’interno di alcuni seggi elettorali: Erine Clare Brown (corrispondente dalla Tunisia per The national news), nel seggio elettorale a l’Aouina

Il tweet di Erin Clare Brown

Ghaya Ben Mbarek (giornalista del media indipendente tunisino Meshkal)

Benoit Delmas (Le Point), presso il seggio elettorale  Cité Douer Hicher

il tweet di Benoit Delmas

In seguito alle segnalazioni da parte dei giornalisti, l’ SNJT, il sindacato nazionale dei giornalisti tunisi, ha diffuso un comunicato per esprimere la propria preoccupazione rispetto all’accaduto, menzionando anche menziona altre violazioni e mancanze, ribadendo il suo impegno nel monitoraggio delle segnalazioni, chiedendo all’Isie di collaborare per permettere ai giornalisti di svolgere il loro lavoro, fornendo dati e rispettando il diritto di informare. Questi ultimi episodi destano preoccupazione, considerando che il Paese ha già perso 21 posizioni nella classifica 2022 sulla libertà di stampa di RSF, Reporteres sans Frontieres, che proprio oggi ha ricordato come il Referendum potrebbe ristabilire un ambiente ostile per i media, alla luce del deterioramento della libertà di stampa nell’ultimo anno e negli ultimi mesi. Un report di RSF del gennaio 2022 già sottolineava infatti come la libertà di stampa fosse minacciata dai recenti sviluppo politici.

Alle 23 in Avenue Bourguiba si riversa la folla per festeggiare la vittoria del sí: solo il 27,54% è andato alle urne, ma essendo un Referendum senza quorum, la proposta Costituzionale é passata : 92% ha votato sì. Come per la Consultazione on line, lanciata da Saied dal 15 gennaio al 20 marzo 2022, dove solo il 4,4% della popolazione aveva dato la propria opinione, un numero ristretto di elettori ha decretato il futuro del Paese. Un Referendum che – secondo quanto dichiarato da Farouk Bouasker, presidente dell’Isie, l’Istanza Superiore Indipendente per le elezioni – é costato 50 milioni di dinari, un fondo versato dal Ministero delle finanze, in un momento economico molto critico per la Tunisia e il popolo tunisino, dove il tasso di disoccupazione nel primo trimestre del 2022 era del 16,1% e l’inflazione é salita dal 6,3% dell’ottobre 2021 all’8,1% a giugno 2022 (dati Ins, Istituto Nazionale Statistica).

 

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1 Commento
  1. […] un’affluenza del 30,5% al referendum dello scorso 25 luglio, la nuova Costituzione è stataapprovata dal 94,6% dei votanti. Ed è proprio sull’attendibilità dei dati e sulla […]

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