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Tunisia : storie di vita quotidiana tra pescatori di frodo, taxisti e automobilisti

Rosita Ferrato in questi racconti brevi narra momenti di quotidianità in Tunisia

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I pescatori di frodo

«Ça c’est son gagne-pain». È il suo modo di sopravvivere. Stare a mollo per metà e poi gettare le reti. E ci vuole molta forza per farlo, ma è proibito: i pesci piccoli, con il calore, vengono a galla e i pescatori di frodo cercano di acchiapparli così. «Ce ne sono diversi, qui, ma non ti preoccupare: i pesci sono intelligenti e questi signori non sono capaci». Li vedo già all’opera al mattino, in estate. Li sento anche: uno ha una bacinella che fa tamburellare e ne risulta un rumore sordo, e lo usa evidentemente per richiamare i pesci. L’altro, lancia la sua rete grande con maglie piccole. Ed è proprio vero: non prendono nulla. 

Pescatori di frodo in Tunisia - photo credits Rosita Ferrato

Automobilisti e affini

Osservando la gente al semaforo, si trovano personaggi particolari. Donne bellissime e agghindate “alla occidentale”, al volante di macchinoni: Porsche, Audi o simili. Trasportatori di taniche di benzina (sarà legale?) talora impegnati in esplorazioni nasali. Ragazze velate con occhiali firmati su utilitarie polverose; intere famiglie sullo stesso motorino – mamma, papà alla guida, un figlio piccolo davanti e uno dietro, incastrato tra i genitori. Giovani un po’ tamarri e molto tatuati. Poi c’è chi è al telefono: chi parla, chi compone un numero, chi digita e intrattiene una conversazione scritta. E, come dappertutto, tanta gente normale.

Automobilisti in Tunisia - photo credits Rosita Ferrato

Taxi


A volte l’età non cambia le persone, altre volte le rende più sagge. Dipende. Fatto sta che, l’altra sera, in taxi mi è sovvenuta una frase: «L’eloge de l’âge». Nell’abitacolo di un taxi, come in una casa, si avvertono la personalità, l’energia del suo proprietario e conducente. Piccoli dettagli: se l’auto è pulita, disinfettata in modo maniacale, o trascurata, o ben tenuta lo si vede subito. E la prima impressione è di agio o di disagio. Come con le persone. Si avverte poi, entrando e accomodandosi, se nell’aria c’è nervosismo, confusione, oppure armonia e voglia di conoscere, se ci sono barriere o se si può costruire un dialogo.  Ebbene, salgo a bordo e l’autista è un signore di cui non ho neppure osservato il volto. Solo la nuca. Sui 65 anni, forse qualcosa meno, vestito in maniera semplice ma curata. Ero carica di buste della spesa, mi ha aperto la porta e ha aspettato che mi sistemassi.

Taxi ad hammamet - Photo by Naseem Buras on Unsplash

Poi ha iniziato a muoversi per le vie della città, e la guida è un’altra indicazione della personalità. C’è chi guida a scatti, chi è troppo lento, chi va troppo veloce, chi è distratto dal telefono o dal traffico e chi no. Il mio autista era calmo, sereno e sicuro. Ho percorso la strada che dalla banlieue nord porta in centro con vero piacere. «Taqs behi», bel tempo gli avevo detto all’inizio del viaggio e lui aveva annuito, sorridendo. « taqs much behi!», non bello, quando un improvviso rovescio gli aveva fatto chiudere il finestrino, accompagnando il gesto con una risata sincera. E poi il silenzio, la quiete e quella sensazione di serenità, di pace col mondo. Il tassista mi ha portato vicino a casa, sfidando la circulation. E mi ha salutato educatamente: ho pensato a lui come a una persona appagata, con una famiglia amorevole intorno a sé, e chissà se era vero.

Ho ripensato a un viaggio in Tgv tra Parigi e Torino, fatto in compagnia di un signore francese, coi baffetti alla Poirot. Abbiamo letto, ci siamo alzati solo quando necessario ma il signore aveva un garbo che ha reso piacevoli sette ore di viaggio, anche se non ci siamo scambiati una parola. Salvo alla fine, quando ci siamo detti un «Merci», un grazie per il tempo trascorso in uno spazio piccolo. Era bastata la presenza per avvertire il rispetto, l’empatia. Cose difficili da coltivare per sé, e anche da trovare negli altri.  

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