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Tunisia: subsahariani, il volto della solidarietà

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Più di 47 mila dinari (circa 14 mila euro) raccolti in pochissimi giorni, per aiutare i subsahariani: è la cifra raccolta dall’associazione Humetna (parola tunisina che significa “il nostro quartiere”) a seguito di quanto successo a Sfax. “Abbiamo deciso sin da subito di reagire contro l’ondata razzista contro i migranti – racconta Tarek Tookebry, membro dell’associazione -. La nostra associazione è nata nel 2014 e dal giorno in cui ci siamo costituiti consideriamo che ogni atto contro l’umanità ci riguarda, non possiamo sfuggire. Abbiamo lavorato a progetti con i giovani, per rinforzare le capacità e incoraggiare la popolazione, fatto da mediatori tra chi è stato eletto a livello locale, regionale e nazionale, collaborato con diverse ong per avere nuove opportunità e competenze, e organizzato campagne di sensibilizzazione all’estero per invitare ad investire nella nostra regione, Medjez el Bab (circa 53 km da Tunisi), che è a vocazione agricola. 

Abbiamo fatto anche dei progetti con i migranti e già nel 2017/2018 avevamo detto alle autorità che bisognava fare qualcosa rispetto al fenomeno delle migrazioni, che riguarda anche i nostri giovani: i nostri giovani partono e al loro posto arrivano altre persone. Bisogna sensibilizzare gli abitanti su questa tematica: sono persone che scappano da condizioni spesso difficili nel loro Paese. Per questo abbiamo deciso di lanciare una raccolta fondi per aiutare i migranti che sono stati aggrediti, ma non solo, a Sfax, cercando di aiutare e seguire coloro di cui nessuno si stava occupando. Non si possono lasciare delle persone morenti nel deserto. Siamo africani anche noi, bisogna dire no al razzismo.

La raccolta fondi è andata meglio del previsto: ci eravamo prefissati di raccogliere 10 mila dinari, invece abbiamo largamente superato questa cifra. Con i soldi raccolti, assieme alla Mezzaluna Rossa tunisina, che è stata incaricata dal governo di occuparsi dei migranti, abbiamo comprato i beni di prima necessità: cibo, acqua, ma anche prodotti igienici per donne e bambini, abiti, medicine, perché i migranti sono dovuti fuggire senza niente con sé. 

A Sfax purtroppo le condizioni economiche ed ecologiche, con i problemi legati alla discarica, il fatto di essere da mesi senza un governatore, hanno portato le persone a prendersela con i migranti, pensando di essere minacciati da questi ultimi, a causa anche di alcuni discorsi in cui si sottolineava di come volessero colonizzare il Paese. In più a Sfax non c’è molto lavoro, ed è come se fossero stati visti come dei rivali da questo punto di vista. C’è stata una sorta di manipolazione politica che ha fatto credere agli sfaxiani che sarebbero stati colonizzati dai migranti, ma non è così. E  speriamo che le persone lo capiscano: in generale la situazione nel Paese non è molto bella in questo momento”.

© Riproduzione riservata


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