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Fabio Badalamenti e Antonella Monastra, da Palermo ad Hammamet : « Un trasferimento relativo, sembra di essere ancora a casa, nella nostra Sicilia»

Fabio Badalamenti e Antonella Monastra, di Palermo, da aprile 2019 si sono trasferiti ad Hammamet : « E' una 'vita aumentata' : abbiamo perso alcune cose, ma guadagnate molte di più. Abbiamo due sfere di relazioni, interessi, due mondi diversi, due ritmi di vita diversi, due paesaggi diversi.».

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« Il nostro possiamo definirlo un trasferimento ‘relativo’ : dal punto di vista ambientale, a parte il fattore religioso, la sensazione è quella di stare a casa. Venendo dal sud Italia non c’è lo straniamento del cambio, cosa che sarebbe avvenuta se avessimo scelto ad esempio la Groenlandia ». Fabio Badalamenti, 62 anni, geochimico nel dipartimento di protezione civile regionale, da maggio 2019 vive ad Hammamet con la moglie Antonella Monastra, 64 anni, ginecologa consultoriale e consigliere comunale a Palermo per quindici anni. Hanno scelto la Tunisia, più precisamente Hammamet, per trascorrere la loro pensione : « La prima impressione che ho avuto – ricorda Antonella – è di essere stata catapultata nella Sicilia della mia infanzia ». L’idea di trascorrere la pensione nel Paese nordafricano è venuta a Fabio : « Nel ’88 ero stato in vacanza in Tunisia, girandola tutta. Mi aveva colpito, ma come tanti altri viaggi. Nel 2007 ci sono tornato per una missione di lavoro, un gemellaggio istituzionale tra Ministeri, dove nei diversi incontri tecnico – tematici, scambiandoci punti di vista e trovando parallelismi e similitudini, capimmo come il Mediterraneo sia uguale, con problemi ed opportunità in comune ». Casualmente, avvicinandosi l’anno del pensionamento, viene a conoscenza della possibilità della defiscalizzazione : « Ho cominciato a studiare questo aspetto prima di parlarne ad Antonella. L’idea di una sorta di ‘casalinghitudine’ dopo una vita movimentata mi metteva un po’ di angoscia. Un rimescolamento di vita ci stava tutto ».

« Inizialmente la proposta di un simile trasferimento mi spaventava – racconta Antonella -, visto il moi grande impegno professionale e politico, e il mio non riuscire a non essere attiva. Anche se tramite la rete è possibile l’attivismo, mi sono detta che si poteva fare una prova. E così sono scesa con lui in esplorazione a marzo 2019. Pensavo di subire il fascino delle moschee e del suono del muezzin. Mi è piaciuta tantissimo Monastir, ma come qualsiasi altro luogo insolito. Mi ha colpita la sensazione di essere tornata negli anni ’60 in Sicilia. E poi c’era anche l’aspetto concreto : con due figli che studiano in altre regioni, la defiscalizzazione avrebbe aiutato a rientrare un po’ nelle spese. Ho dato la mia disponibilità a provare, anche perchè non c’è nulla di irreparabile. E’ bello, mi trovo bene, ma a volte sento che non è una scelta definitiva. Forse perché ho lasciato di punto in bianco diverse relazioni e ciò è stato visto come una sorta di tradimento affettivo e politico. Ma quando torniamo a Palermo ora significa tornare in una vecchia pelle che non è più mia. Mi sono chiesta : come sarebbe stata la nostra vita da neopensionati nella nostra città ? Sarebbe stata una vita di abitudini. I grandi cambiamenti mi incuriosiscono e sono abituata a riadattarmi e l’idea di ricrearmi con Fabio un nuovo habitat era attraente »

A Monastir

« Ho fatto anche una considerazione riguardante la nostra coppia – continua Antonella – : le abitudini portano la coppia a sclerotizzarsi. Inoltre Fabio mi ha sempre sostenuta nelle mie scelte, compresa la scelta di impegnarmi in politica, nonostante avessimo dei figli piccoli, che non è poco. In una relazione d’amore forte c’è il momento della restituzione, di riconoscimento dell’altro e anche questo fattore è stato importante in questa scelta. Qui le nostre abitudini relazionali sono cambiate, è lui che ha costruito una piccola rete di contatti, mentre io sono un po’ più restia ». Antonella, che non parla né l’arabo né il francese, si è messa sin da subito a studiare quest’ultima lingua, prima frequentando un corso per tre volte a settimana, ora con lezioni private, con un’insegnante tunisina, Zeineb, che l’ha invitata a raccontare la sua esperienza e il suo impegno sul campo in università. « E’ stata una bella esperienza, parlare alle studentesse tunisine del mio percorso lavorativo e politico come donna ».

Il viaggio esplorativo della coppia, a marzo 2019, si svolge tra Tunisi, Sousse, Monastir, El Jem, Hammamet, Mahdia e la penisola del Cap Bon. Ad aprile 2019 il trasferimento, affidandosi a un’apposita agenzia, optando per Hammamet : « L’abbiamo scelta perché abbiamo capito che qui sarebbe stato più semplice sbrigare le pratiche amministrative e burocratiche ; in alcune regioni è più semplice rispetto ad altre questo aspetto. Avendo avuto a che fare con la burocrazia italiana, volevo evitare il più possibile quella tunisina. E poi qui ci sono una serie di servizi, strutture internazionali. E’ la meno tunisina delle città, il cambiamento è meno radicale, e ci avrebbe permesso un trasferimento più soft. Inoltre per rientrare in Italia, dobbiamo fare solo 40 minuti di strada per raggiungere Tunisi e poi 40 minuti di volo » spiega Fabio. Quello che manca alla coppia è il fatto di non poter visitare come vorrebbero la Tunisia, a causa della pandemia :  « Il primo anno abbiamo girato la parte costiera settentrionale, ma vorremmo andare al sud, soprattutto nel deserto. Abbiamo visitato anche Takrouna ,Zriba Olia, Kairouan , Nabeul».

In un cafè a Nabeul

I loro figli, Isotta ed Ernesto, sono a Milano e Padova : « Non abbiamo subito la sindrome del nido vuoto, ma siamo stati noi a lasciarlo. Per fortuna gli spostamenti e le comunicazioni sono veloci. Sono venuti a trovarci a fine agosto. Ernesto è stato qui anche lo scorso anno per frequentare un corso intensivo di francese, con cui aveva problemi all’università, corso grazie al quale è riuscito poi a sbloccarsi ». Fabio e Antonella sono soddisfatti della scelta : « Abbiamo scelto una casa verso l’interno, in una zona decentrata e non di passaggio, siamo circondati da un agrumeto e un uliveto. Di fronte abbiamo il cielo azzurro, il silenzio : un piccolo paradiso ». Tra i prossimi programmi, lo studio dell’arabo classico : « La lingua è una barriera rispetto al mondo che ci circonda – sottolinea Fabio -, è importante studiarla. Qui l’italiano per i tunisini rappresenta una possibilità di lavoro in più : ad esempio, se ho un problema a casa e c’è un tecnico che parla italiano, preferisco chiamare lui. Ed è così un po’ per tutti gli italiani qui». « In generale – aggiunge Antonella – il francese la gente lo parla e lo capisce, ma ho notato che per le nuove generazioni non è così scontato ».

Cosa manca dell’Italia ? « Mi manca una buona libreria – dice Fabio – : amo i libri cartacei e sono appassionato di storia. Vorrei poter trascorrere un pomeriggio tra i libri. Dobbiamo andare a Tunisi o Sousse o alla Fnac. Per fortuna c’è il lettore ebook, ma il fascino del cartaceo è tutt’altra cosa. Per altri articoli, usiamo l’amazon tunisino, Jumia, anche se non vi si trova tutto ciò che potremmo troavare sulle nostre piattaforme online. Da una parte è una limitazione, dall’altra un risparmio ». E aggiunge : « E’ una ‘vita aumentata’ : abbiamo perso alcune cose, ma guadagnate molte di più. Abbiamo due sfere di relazioni, interessi, due mondi diversi, due ritmi di vita diversi, due paesaggi diversi. Abbiamo continuato a mantenere i contatti con le realtà italiane che ci interessavano attraverso internet e a partecipare a riunioni, incontri e così via on line. A parte gli affetti, continuiamo a mantenere un filo con l’Italia ».

La coppia a Sidi Bou Said

« L’aspetto negativo, che mi rattrista è questo mondo di opportunità di sviluppo economico che si perdono – riflette Fabio – : hanno un patrimonio culturale, ambientale, di saperi agricoli e tradizionali invidiabile, peccato che non ci sia uno sviluppo di queste potenzialità. E’ come se avessero sotto i piedi un campo petrolifero ma non lo vedessero. Da questo punto di vista assomiglia alla situazione del Mezzogiorno, dove le potenzialità o non vengono sfruttate, o ciò che arriva viene fagocitato nella corruzione. L’esempio più clamoroso, la gestione dei rifiuti, la stessa cosa avviene anche in Sicilia ». Aggiunge Antonella : « Una cosa che mi infastidisce nella vita quotidiana è che la proverbiale gentilezza del popolo tunisino sparisce nelle strade, negli uffici, nei supermercati, dove prevale invece la prevaricazione. Anche da noi c’è questo aspetto, ma qui lo vedo molto più accentuato, lo si può notare ad esempio anche quando si guida nel traffico. Poi, a parte il problema dei rifiuti, vedere i café pieni di giovani che passano le giornate a fumare davanti a un caffè che dura delle ore, testimonianza anche di un’organizzazione sociale diversa ». « L’aspetto positivo ? La meravigliosa sensazione di vivere in un ambiente tranquillo e rilassato. E poi il ritorno alla stagionalità : si mangia ciò che la terra offre nel periodo. A livello di terrorismo, che molti paventavano quando comunicavamo la nostra scelta, non abbiamo timori : i rischi sono uguali dappertutto, anzi, avremmo più paura ad andare a Londra o Parigi ».

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La coppia a Zriba Olia

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