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Trovare personale in Tunisia: una piaga sociale

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Questo articolo mi fa male al cuore scriverlo: il mio Paese d’adozione sotto questo punto di vista mi fa da una parte arrabbiare e da una parte mi rattrista... a cosa mi riferisco? Chiunque abbia un’attività in Tunisia con dei dipendenti ci si è trovato in mezzo. Il personale in Tunisia è una piaga sociale. E’ un argomento che pochi sollevano se non sottovoce, quasi come per volerlo nascondere, ma il problema c’è ed è grave.

Considerando il tasso di disoccupazione a quasi 16.5%, ci si aspetterebbe che chi ha la fortuna di avere un lavoro se lo tenga ben stretto e cerchi di rendere il più possibile. Che il lavoro sia sottopagato, pagato il giusto oppure pagato di più del previsto non cambia l’atteggiamento “standard” degli impiegati, per non parlare degli impiegati statali, piaga sociale di quasi tutti i Paesi del mondo.

Partiamo dalla prima presa di contatto da parte del possibile impiegato, la prima domanda posta al telefono o per messaggio (mail, cellulare, post, a dipendenza di dove si vede l’annuncio) è…. A quanto ammonta il salario? Normalmente si dovrebbe capire che tipo di lavoro viene proposto, il luogo di lavoro, l’orario e se si hanno le competenze per poterlo svolgere. Capisco bene che il salario sia la parte dominante, però se si lavora vicino a casa oppure a 40 km di distanza anche fa una sostanziale differenza anche perché andrà ad incidere sul salario netto.

Il primo problema: il ritardo cronico

Il colloquio va a buon fine e si comincia il  lavoro. Cosa si vedrà subito? Il ritardo cronico. Per una Svizzera con l’orologio inserito nel DNA è impensabile arrivare in ritardo e in più senza avvisare! Certamente può succedere un contrattempo, ci mancherebbe, ma si avvisa: invece no, in Tunisia non si fa, la scusa ricorrente è quella di non avere credito sul cellulare. Inoltre si passa la maggior tempo possibile con il cellulare in mano e se non strettamente necessario non si lavora. Diverse aziende straniere hanno introdotto un malus in base al ritardo e di norma se si sorpassa la mezz’ora non si viene proprio pagati.

Quante volte siete entrati in qualche negozio e l’impiegato/a alza gli occhi con un’espressione infastidita? Qualche giorno fa mi sono recata in posta per pagare la fattura dell’elettricità della Steg, per intenderci quella che troviamo nella buca delle lettere. L’impiegata mi ha detto di andare alla Steg a pagarla, ebbene questo è inconcepibile. Non ha voluto svolgere il lavoro per cui è pagata. Per chi non vive in Tunisia faccio un piccolo appunto: quando si riceve la fattura dell’elettricità, se si è d’accordo con l’importo scritto si va in posta e si paga, altrimenti si fa una foto al contatore e si va direttamente alla Steg mostrando il conteggio del contatore e loro emettono la fattura giusta e quella fattura va pagata per forza alla loro cassa, non si può pagare in posta.

La mancanza dell’apprendistato

Una spiegazione che mi sono data io, è che non essendoci dei veri e propri posti da apprendisti, come in Europa dove si viene seguiti, si studia e si lavora contemporaneamente, forse manca un insegnamento di base. Sembra quasi che meno si faccia più si sia furbi. La nuova generazione non parla quasi più francese, pertanto le ditte straniere si trovano in difficoltà con la comunicazione, mentre la generazione precedente in questo senso non aveva nessun problema e anche la voglia di lavorare è diversa. Si vede bene nelle piccole attività famigliari la differenza, se al negozietto dove mi servo io di solito trovo il papà, lo trovo intento a sistemare gli scaffali, a fare la lista della merce oppure che chiacchiera con qualche suo cliente, se trovo il figlio è sul cellulare, la metà delle cose che chiedo mi dice che non le ha ed è abbastanza antipatico.

Un’altra cosa è che non si ammette mai l’errore, a me dicevano, chi non sbaglia non lavora. Certamente sbagliare in continuo certo non va bene mai, ma l’errore può capitare, anche a me nel mio nuovo lavoro mi è capitato di sbagliare, si ammette lo sbaglio, ci si scusa e si sta più attenti. Alcuni miei colleghi invece si offendono e cominciano ad alzare la voce anche se sono in torto, così facendo peggiorano la situazione. Ho visto diverse attività chiudere in Tunisia proprio perché il personale era inaffidabile e ciò mi dispiace proprio perché il lavoro nobilita e se si è pagati il giusto si fanno delle esperienze che comunque nella vita serviranno sempre.

E’ un Paese che ha il potenziale di poter migliorare e spero lo faccia con la nuova generazione, che dia una svolta e una reputazione diversa!

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