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Tunisia: nasce “To play”, una ludoteca mobile dove il gioco è strumento di socializzazione

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E’ nato ad Hammamet, grazie a Fuori Rotta, un club di pensionati italiani dediti al volontariato e residenti, per la maggior parte, in questa città tunisina, il progetto “To play”. Fuori Rotta si pone l’obiettivo di offrire momenti esperienziali che toccano i cinque sensi, per scoprire e apprezzare al meglio la Tunisia: dall’arte moderna ai resti archeologici, dalle tradizioni ancestrali alla cucina regionale, dalla musica alla natura incontaminata. « TO PLAY » è uno dei progetti elaborati da questo gruppo di italiani con cadenza regolare : una ludoteca mobile come momento di accoglienza e intrattenimento, dove il gioco è strumento di socializzazione, educazione popolare e cittadinanza. “E’ un viaggio nella Tunisia diversa – spiega Gabriella Incisa Di Camerana, tra le fondatrici di Fuori Rotta -. Ci sono dei giochi che vengono dal deserto della Tunisia, realizzati da degli artigiani del deserto, così come giochi egiziani e di altre parti di Africa, come l’awalé. Un momento di storia, cultura, artigianato ed arte allo stesso tempo”.

Il gioco è una vera fonte di energia, ricca di emozioni positive. Giocare aiuta a ridurre lo stress, permettendo a chi partecipa di comunicare ed esprimersi. Un tavolo con un gioco di società riunisce persone di tutte le età e culture. Una ludoteca permette quindi a più generazioni di riunirsi attorno allo stesso gioco e condividere un momento di piacere e convivialità favorevole allo scambio. Il gioco fa parte dello sviluppo delle più alte manifestazioni della cultura. Attività divertenti ed energizzanti che migliorano il benessere emotivo: giocare non solo permette di essere più creativi, più felici e più efficienti, ma previene anche l’invecchiamento!

I giochi fanno parte dell’ambiente etnomotorio e rappresentano un simbolo della diversità culturale delle nostre società – continua Di Camerana -. Quelli proposti sono stati interamente realizzati grazie a dei giovani artigiani di Mahdia: falegnami, fabbri, artisti, sarti, disegnatori di computer grafica, e così via.  Molti i giochi provenienti da vari Paesi del mondo, compresi quelli di un passato molto lontano : egizi, maya, cinesi, romani e medievali. Non hanno finalità terapeutiche, e sono stati realizzati dopo un’attenta ricerca, c’è un lavoro molto particolare dietro. Abbiamo infatti pochissimi dati: non si hanno misure di questi giochi antichi, quindi li abbiamo ricavati facendo un’analisi delle fotografie, ad esempio il senet era un gioco che si trova nel Museo di Torino, al Louvre e al British Museum perché è stato trovato sia nella tomba di Tutankhamon sia in quella di Nefertiti, ci giocava il nobile, ma anche il popolo. A ogni tavolo c’era il gioco esposto, ma anche una scheda tecnica, in francese e italiano, che spiega la storia e le regole del gioco”.

Invece in un altro gioco, che è la corsa dei cavalli di Napoli, un gioco di carte, abbiamo utilizzato i soldi di uso corrente in Tunisia, i dinari, con schede tecniche che spiegano chi sono le persone raffigurate su queste banconote. Sono infatti in molti a non sapere ad esempio che sui dieci dinari è rappresentata la prima donna medico in Tunisia, Tawhida Ben Cheikh. Al Museo del Jem avevo fotografato proprio i dadi per farli riprodurre. Il gioco racconta una Storia, accompagna il percorso della Storia dell’uomo, dal mio punto di vista”.

© Riproduzione riservata 


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