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A Nabeul un progetto di Avsi per aiutare le ragazze madri, stigmatizzate dalla società

E' il progetto che ha preso il via a marzo e che vede protagonisti Avsi in partneraiato con La voix de l'enfant Nabeul e Caritas. Obiettivo ? Formare le ragazze madri e aiutarle con progetti di micro imprenditoria ad essere indipendenti.

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La vita di una ragazza madre in Tunisia, dove i rapporti pre matrimoniali non sono ben visti, è tutta in salita. Ragazze che si ritrovano stigmatizzate non solo dalla famiglia, che le allontana e con cui spesso non hanno più nessun tipo di rapporto, ma anche dalla società, che le considera delle donne dai facili costumi. Nel 2019 715 i bambini nati fuori dal matrimonio, secondo il rapporto annuale della Delegazione per la protezione dell’infanzia in Tunisia ; la maggior parte nati nel centro – ovest della Tunisia, il 44,33% (317 nascite). La stigmatizzazione di queste donne la si è potuta vedere a novembre 2020, quando l’attrice e cantante Aicha Attia aveva postato una sua foto sul profilo instagram, con una pancia arrotondata in bella vista, dichiarando di essere incinta, ma che il padre non avrebbe riconosciuto il bambino. Il web si era diviso, tra chi la sosteneva nella scelta di portare avanti la gravidanza e chi puntava il dito per il fatto che fosse andata a letto con un uomo fuori dal matrimonio. Il tutto si era poi rivelato essere una campagna proprio per sensibilizzare sulla tematica delle ragazze madri.

« Si tratta di donne emarginate dalla società – spiega Emanuele Gobbi Frattini, Responsabile Paese Tunisia di Avsi, ong che opera nel Paese dal 2000 -. La maggior parte delle ragazze madri sono cacciate dalla propria famiglia  : la società le considera delle peccatrici. Per questo, per ‘nascondersi’ si spostano in altre regioni e città, ma si ritrovano sole, senza aiuti né economici né psicologici, per crescere i loro figli. Per il nostro progetto, finanziato dal Fondo Africa, all’inizio avevamo pensato di rivolgerci a delle mamme sole con figli del Grand Tunis, ma avremmo dovuto andare nei quartieri e selezionarle da soli. Abbiamo così deciso, invece di partire da zero, di appoggiarci a chi conosce già in modo approfondito questa realtà : così è nata la collaborazione con Caritas, che ci ha messo in contatto con La voix de l’enfant Nabeul ». Non solo ragazze madri, ma anche donne separate o vedove con figli, in precarietà economica. Il progetto si pone l’obiettivo di aumentare l’accesso a opportunità di sostentamento economico per queste donne, attraverso il finanziamento di progetti di micro imprenditorialità che ne migliorino le condizioni socio-economiche.

« Abbiamo selezionato le mamme da formare – prosegue Gobbi Frattini – e iniziato con loro un percorso di formazione sulla gestione di un piccolo business, sia dal punto di vista finanziario che tecnico, a seconda delle attività che vorranno intraprendere. Abbiamo cercato di creare anche una bella atmosfera tra di loro, in modo che ci sia un rapporto di amicizia e confidenza reciproca. Il progetto è partito a marzo. Una volta terminata questa formazione, ogni donna elaborerà il suo business plan ; le si aiuterà con il primo acquisto della materia prima necessaria. Al momento stiamo lavorando con otto mamme, ma stiamo cercando di far rientrare il budget nei 1.500 euro a persona per fare in modo di poter coinvolgere altre mamme ». Le donne saranno affiancate anche quando la loro attività verrà lanciata : « Le affiancheremo per aiutarle ad affrontare eventuali problematiche che possono sorgere nella quotidianità, sia a livello burocaratico, che sociale, che sanitario ». L’età delle beneficiarie va dai 25 ai 40 anni, con una donna di 50 anni. Si tratta perlopiù di ragazze madri, a parte un caso di una donna sposata, ma il cui marito non è presente, né economicament, né moralmente.

« Le ragazze madri non hanno dei diritti reali – spiega Saloua Abdelkhalek, direttrice dell’ong La voix de l’enfant Nabeul, attiva da più di 30 anni, in cui ha accolto 836 neonati, 547 sono stati adottati e 214 recuperati dalle loro madri – : non riescono a trovare lavoro e nemmeno una casa da affittare. Devono fingersi divorziate o che il marito sia all’estero. Abbiamo realizzato spesso dei progetti per aiutarle, in passato con ACT Tunisie, La voix de l’enfant Paris e ora con Avsi. Purtroppo la situazione pandemica ha reso molto difficile la situazione economica in Tunisia, e queste donne si sono ritrovate ancora più in difficoltà. Molte non riuscivano a pagare l’affitto : come associazione normalmente non diamo soldi, ma in questo caso le abbiamo aiutate per timore che potessero ritrovarsi per strada assieme ai loro figli. Le ragazze madri sono criminalizzate dalla società, viste come perturbatrici dell’ordine morale. Una ragazza sola con un figlio è un disonore per la famiglia, non viene accettata o, nei pochi casi, deve andare a guadagnarsi da vivere e mantenere tutti quanti ». La direttrice prosegue : « Si tratta solitamente di ragazze che non hanno potuto terminare gli studi, molte non hanno frequentato nemmeno le scuole superiori, ce ne sono alcune analfabete. Lavoriamo in una rete, in collaborazione con gli assistenti sociali, il delegato alla protezione dell’infanzia, la polizia, che segnalano le donne in difficoltà ».

L’ong porta avanti tre progetti per le ragazze madri e i loro figli : « Il nido », per i bambini senza sostegno famigliare ; « Mamma e bambino », per aiutare le famiglie monoparentali in difficoltà economica e « Lo spazio speranza », un sostegno scolastico per i bambini svantaggiati . « Il nido » attualmente accoglie 17 neonati – 14 sarebbe il numero massimo -, dove restano 15 mesi e vengono seguiti in tutto il loro sviluppo. A volte le madri vengono a riprenderli, altre all’inizio non vogliono sapere del figlio ma poi cambiano idea, ma accade anche che i bambini vengano dati in adozione. Degli ultimi bambini di cui l’ong si è presa cura, 10 mamme su 29 li hanno ripresi con sé.

Tornando al progetto in cui La voix de l’enfant Nabeul collabora con Avsi, che avrà una durata di due anni, spiega la direttrice che « Le attività che le mamme selezionate andranno a fare, sono piccole attività imprenditoriali, come la preparazione e la vendita del pane tabouna, la preparazione di alcuni piatti tipici da vendere poi al vicinato di quartiere, oppure la rivendita di foulard e vestiti per donne, o ancora un piccolo allevamento di pulcini. L’attività viene scelta a seconda delle loro attitudini e dei loro desideri . In questo modo potranno diventare indipendenti da un punto di vista economico».

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