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Shluq: quando il rap diventa ponte tra due sponde del Mediterraneo

Genova e Tunisi si incontrano a B7L9 in una serata di musica, identità e memoria collettiva

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C’è un vento che attraversa il Mediterraneo, caldo e carico di sabbia, che in dialetto tunisino si chiama shluq — lo scirocco. È lo stesso vento che ieri sera ha soffiato sul palco del B7L9 Art Centre di Tunisi, portando con sé le storie di chi vive sull’orlo di due mondi, né completamente italiano né completamente tunisino, ma qualcosa di più ricco e complesso di entrambi. Protagonista della serata è stato Helmi, nome d’arte Sa7bi — “amico mio” in dialetto tunisino — rapper genovese di origini tunisine, una delle voci più genuine della nuova scena rap italiana. Accompagnato da Nessrine Jabeur alla chitarra e Wael Jabeur alle percussioni, Helmi ha trasformato il palco in un luogo di confessione e celebrazione: quella di una generazione cresciuta tra lingue, culture e geografie che spesso si ignorano o si temono.

Il concerto, inserito all’interno del progetto GENOVARABE, nato dalla collaborazione tra Chullu Agency, B7L9 Art Centre e l’Ambasciata d’Italia in Tunisia, ha esplorato il rap e la trap non solo come generi musicali, ma come strumenti di narrazione sociale. Il sound della serata ha mescolato melodia, drill e influenze mediterranee, creando un paesaggio sonoro in cui le periferie di Genova dialogavano con le strade di Tunisi. Helmi porta sul palco la sua storia senza filtri: nato a Genova da genitori tunisini, cresciuto parlando solo arabo dialettale fino all’età scolastica, quando capisce che per socializzare dovrà imparare l’italiano. Poi due anni a Tunisi dal padre, la scoperta di una scena giovanile vibrante, di collettivi che discutono diritti, libertà e musica. E infine il rap, come linguaggio per farsi testimone di una generazione intera. «Il rap è come creare foto attraverso le parole», ha detto durante la serata, condensando in una frase il senso profondo di un’arte che prima di essere musica è testo, è archivio, è memoria.

La performance ha poi lasciato spazio a DJ e produttore Chryverde, per chiudersi in bellezza con un DJ set sulla terrazza — il Mediterraneo come sfondo ideale, la musica come linguaggio senza confini. Quella di ieri non è stata solo una serata di musica. È stata la dimostrazione che il rap può costruire ponti là dove la politica ne abbatte, che le periferie — genovesi, tunisine, di qualunque latitudine — parlano la stessa lingua quando qualcuno ha il coraggio di darle voce. Helmi lo sa bene: «Oggi il rap è come il cantastorie del passato», aveva detto. Ed è proprio così che si è sentito ieri sera a B7L9 — una storia raccontata ad alta voce, per chi sa ascoltare.

L’evento è stato organizzato nell’ambito di GENOVARABE, progetto sostenuto dall’Istituto Italiano di Cultura e realizzato in collaborazione con Chullu Agency e B7L9 Art Centre.

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