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Tunisia: Andare, Tornare… Cosa Fare Quando La Vita In Tunisia Comincia A Starci Stretta? – seconda parte

Cosa succede quando la vita in Tunisia comincia a starci stretta? Kyra Ferrari Fitouri racconta la sua esperienza personale... (seconda parte)

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L’aereo atterra a Milano, la nuova vita sta per cominciare: sono piena di entusiasmo, qualche timore e tanta determinazione. Questo rientro mi sembrava segnato da una buona stella: era tutto andato per il verso giusto, ero riuscita ad avere un’auto per potermi spostare sin da subito tra casa di mia mamma e la mia nuova città, Locarno (sono di Lugano, distano solo 42 km, ma sono molto diverse come stile di vita). Mia mamma aveva già visto un appartamento che sarebbe potuto andare bene, vicino all’asilo di mia figlia e al mio lavoro, la proprietaria aveva chiesto se io portassi il velo: non voleva turbare i vicini. Ricordo che mi aveva stupita la domanda e ancor di più la motivazione.

Il primo mese è stato all’insegna degli spostamenti per le pratiche burocratiche e per l’arredamento per l’appartamento nuovo. Il 4 luglio mi sono trasferita e ho aspettato la consegna dei mobili, il mio letto lo avevano dimenticato, ho passato la prima notte sul materasso in terra, in una casa sconosciuta, ricordo la sensazione di disagio. I giorni a seguire sono stati caratterizzati dalla sistemazione dei cartoni, avevo ricevuto molte cose in regalo così la casa ha preso forma in poco tempo. Ricordo bene la prima spesa: dovevo comperare tutto, siccome la cucina era ovviamente vuota, era stato bello pensare a tutti gli ingredienti base e poi a tutto il resto.

Locarno mi piaceva molto: a differenza di Lugano era a misura d’uomo, mi spostavo in bicicletta o a piedi per la maggior parte dei tragitti, l’auto giusto per le distanze più importanti. Avevamo il lago vicino a casa e cercavo di ritagliare dei momenti relax per mia figlia portandola a fare il bagno. Ricordo la stanchezza di quel periodo: le cose da fare erano tantissime, sia organizzative che fisiche. Mio marito sarebbe arrivato solo ai primi di agosto.

Photo by Tierra Mallorca on Unsplash

Comincio il nuovo lavoro: ero cosciente che sarebbe stato molto diverso dall’ultimo impiego, ma avrei trovato la mia amica Nicole che aveva cominciato un mese prima di me, nuove colleghe e le sfide mi sono sempre piaciute. L’ufficio era suddiviso a settori, io ho avuto la fortuna di avere una collega veramente fantastica, andavo al lavoro volentieri. In un altro ufficio c’era Nicole, poco distante. Ma come tutte le cose belle, la mia situazione “di isola felice” finisce. Una mattina di febbraio sono in pausa caffè con Nicole che mi dice: “Stasera finisco prima, ho delle commissioni da fare”. Ricordo benissimo il momento esatto in cui me lo ha detto e il mio pensiero è stato: perché mi sta mentendo? Siamo amiche da tanti anni ed è una bellissima persona, non sa mentire! Passa qualche giorno e mi invita a cena a casa sua. Esordisce subito dicendo: “Ti ricordi la sera che ho finito prima?” “Si certo mi ricordo mi hai detto una bugia, non credo tu sia andata a fare commissioni!” “Sì ho fatto un colloquio di lavoro, comincio a marzo!” Ero felicissima per lei!

L’isola felice si è infranta dopo qualche tempo, con i proprietari dell’ufficio non ho avuto una grande affinità caratteriale e in un certo senso neppure lavorativa. In passato avevo lavorato per delle importanti compagnie assicurative e il metodo di lavoro era molto diverso. Non entro nei dettagli specifici per ovvie ragioni, ma alla fine mi hanno messo una scrivania in corridoio. Il lavoro in sé mi piaceva, ma il contorno era diventato opprimente. Non ero felice. Neanche un po’. Nicole aveva riscontrato le stesse mie difficoltà, forse ancora peggiori.

L’appartamento in cui vivevamo si è rivelato una fonte inesauribile di qualsiasi insetto, non si poteva tenere nulla in dispensa che andava a male. In ogni cosa si trovavano vermi o farfalline. La mia vicina di casa mi diceva che comperava la farina, la usava quel giorno stesso e poi buttava ciò che restava. Esteticamente a me piaceva, era ben strutturato, ma era un’altra nota negativa che si sommava alle altre.

Vista della Medina di Tunisi - photo credits Rosita Ferrato

Dopo poco tempo dall’arrivo di mio marito, abbiamo cominciato a pensare ad un nuovo progetto da fare, ma in Tunisia: ad entrambi mancava la nostra casa e la vita che avevamo lasciato. C’erano dei momenti che mi mancava il respiro, avevo nostalgia di quella terra che mi aveva adottata per 3 anni e mezzo. Ero tornata a casa mia, ma io ero un’altra persona, dopo l’esperienza in Tunisia. La vita che mi circondava era diversa da ciò che avevo lasciato. Mi sentivo un pesce fuor d’acqua. La famiglia vicina era la dolce nota nel mio oceano agitato di tutti i giorni. Mio marito parte per la Tunisia, per iniziare i lavori del nuovo progetto; io e mia figlia restiamo a Locarno, passerà ancora più di un anno prima di tornare a vivere tutti insieme.

La maggiore difficoltà era quando si ammalava mia figlia: quando frequentano la scuola materna sono malati ogni 3×2. In Svizzera i giorni di malattia per i figli sono tre all’anno! Per fortuna avevo mia mamma che mi dava una mano se non lavorava, ma a quei tempi lei era molto impegnata, partiva al mercoledì e rientrava alla domenica, per cui dovevo sperare che si ammalasse nei giorni giusti, altrimenti era un gran caos. Ci sono stati giorni davvero difficoltosi nella gestione generale. Nel frattempo la situazione lavorativa non era migliorata, anzi! C’era però una nota molto positiva: avevo concordato di lavorare con gli orari che coincidevano con l’asilo, in questo senso era un ufficio molto attento alle mamme lavoratrici, andavano davvero molto incontro alle esigenze personali di ognuna di noi Questo glielo devo: è davvero raro trovare un ufficio così flessibile.

Il tempo è passato ed era quasi ora di partire, riprendo i cartoni e via di nuovo!

Nella storia manca l’esperienza di mia figlia, che comunque è stata molto positiva: ha passato due anni nella scuola dell’infanzia molto sereni, ha frequentato corsi di balletto e nuoto, ha fatto amicizie che ha ancora nel cuore, ha visto la nonna spesso e abbiamo fatto diverse gite in montagna e al mare. La mancanza del papà si faceva sentire, ma si telefonavano ogni giorno e ogni tre mesi più o meno ci si riusciva ad incontrare e poi si sapeva che quel periodo sarebbe terminato. Locarno mi ha regalato delle nuove amicizie, dei nuovi posti da frequentare e nuove esperienze che mi hanno arricchita. Questo capitolo della nostra vita è durato esattamente due anni, dopo eravamo pronte per il prossimo!

Quest’articolo lo dedico ad una mia amica che sta preparando il suo rientro in Italia proprio dalla Tunisia. Amica mia, ti auguro di avere l’appoggio della tua famiglia, come l’ho avuto io da mia mamma in tutto e per tutto, senza di lei sarebbe stata ancora più dura. Ti auguro di trovare la tua felicità, ovunque essa sia! In bocca al lupo!

Se vi siete persi la prima parte dell’articolo, la ritrovate qui.

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