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Tunisia, arresti arbitrari di studenti subsahariani: “Veniamo trattati come dei criminali solo per il nostro diverso colore della pelle”

La denuncia di diverse associazioni di studenti subsahariani in Tunisia: negli ultimi mesi 300 gli arresti arbitrari, nonostante fossero in regola, con prelievo di dna senza consenso. Le associazioni condannano questi atti xenofobi e chiedono spiegazioni alle autorità competenti.

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Da diversi mesi in Tunisia gli studenti subsahariani vengono arrestati con la forza e arbitrariamente: una situazione che accade in diverse regioni del Paese, ma in particolar modo a l’Ariana. Trecento gli arresti segnalati dalle associazioni di studenti subsahariani, da dicembre in poi. Una situazione denunciata attraverso una conferenza stampa.

Siamo presenti in Tunisia dal 1994 – spiega Christian Kwongang, presidente Aesat, Associazione degli studenti e stagisti africani in Tunisia – e da sempre abbiamo collaborato con lo stato tunisino per favorire l’integrazione dei nostri studenti. Ma ultimamente stiamo vivendo delle difficoltà con dei casi di arresti di studenti. Siamo studenti che hanno scelto di venire a studiare in Tunisia e domani saremo i suoi figli poiché la rappresenteremo al di fuori del territorio nazionale. Nei nostri Paesi ci sono imprenditori che hanno studiato in Tunisia,condividendo la cultura di Habib Bourguiba; rientriamo nei nostri Paesi con questa educazione. Ultimamente i nostri studenti sono spesso arrestati: ciò crea un sentimento di paura, ci sentiamo oppressi. Sappiamo che la Tunisia attualmente sta affrontando una situazione difficile, ma allo stesso tempo mettiamo l’accento sul rispetto dei diritti umani”.

Gli arresti nei confronti degli studenti subsahariani sono arbitrari e perpetrati con la forza: “Gli studenti vengono arrestati mentre seguono dei corsi, mentre scendono dalla metro, ci sono anche casi di studenti arrestati in piena notte, in pigiama. Arrestati con la forza e condotti ai posti di polizia senza nessuna valida ragione – aggiunge Junior Bouassa, presidente Aesgt, Associazione degli studenti e stagisti gabonesi in Tunisia -. Persone che sono in possesso di documenti regolari per soggiornare in Tunisia. Tutta questa serie di arresti ci porta oggi a chiedere le ragioni di tutto ciò alle autorità tunisine. In caso di arresto inoltre vi è una procedura legale che bisogna seguire. Invece questi arresti sono umilianti nei confronti degli studenti”.

Irruzioni della polizia in piena notte senza nessun mandato

In questi ultimi giorni ci hanno riferito ancora diversi arresti – commenta Bio Vamet, presidente Aesit, Associazione studenti e stagisti ivoriani in Tunisia -: ci sono state irruzioni della polizia in piena notte per controllare il contratto di affitto, presentandosi senza mandato. Nonostante gli studenti mostrassero il contratto di locazione in regola, sono stati costretti a seguire i poliziotti al posto di polizia. Prendono le loro impronte digitali, fanno loro delle foto con in mano il passaporto e il permesso di soggiorno e prelevano il loro dna senza consenso. La sola ragione di questi comportamenti sembra essere il colore nero della pelle di questi studenti. Sono stato chiamato dagli studenti e la nostra associazione si è recata al posto di polizia dell’Ariana per chiedere delle spiegazioni: nessun responsabile ci ha preso in considerazione. I poliziotti si appellano al fatto che gli studenti, essendo stranieri, debbano essere registrati, ma non abbiamo ricevuto nessuna informazione da parte delle autorità tunisine, con cui abbiamo sempre collaborato.

Negli anni passati, se era necessaria la registrazione degli studenti abbiamo sempre dato una mano a condizione che ciò si faccia seguendo le regole, nel rispetto della persona e della dignità degli studenti. Inoltre tutti i nostri studenti arrivano attraverso l’aeroporto di Tunisi Cartagine: vengono già registrati dalla polizia di frontiera e dell’immigrazione. Dobbiamo poi fornire tutte le informazioni che ci riguardano al posto di polizia più vicino alla nostra residenza per ottenere ogni anno il nostro permesso di soggiorno. Non c’è giunta nessuna informazione di nuove procedure.

Tempistiche non rispettate per il rilascio del permesso di soggiorno agli studenti subsahariani

Inoltre sono questi stessi posti di polizia che non rispettano le tempistiche per il rilascio del permesso di soggiorno. Non forniscono una lista dei documenti e spesso i poliziotti continuano a tenere questo dossier e non danno i permessi di soggiorno anche se la documentazione è pronta. Questo comportamento complica la vita degli studenti e anche delle stesse istituzioni: bisognerebbe semplificare la procedura per il permesso di soggiorno, senza umiliare gli studenti. Tutti questi tre trattamenti umilianti non si confanno a un Paese civile e ciò crea un forte sentimento di ingiustizia. Nessuno studente viene qui gratuitamente, ma investe molti soldi ogni anno: senza noi la maggior parte delle università private tunisine dovrebbe licenziare numerosi tunisini, dai professori agli amministrativi e così via. La Tunisia è un Paese sovrano che decide le sue proprie leggi, ma trattando in questo modo le persone non si rispettano né le leggi né gli accordi internazionali”.

Abbandonati e trattati come criminali

Attualmente ci sentiamo completamente abbandonati – ha concluso Christian Kwongang, presidente Aesat, Associazione degli studenti e stagisti africani in Tunisia -. Non siamo i nemici del popolo: è come se arrestassero dei criminali, delle persone ricercate, dei terroristi. Siamo degli studenti: pensate a tutti quei giovani tunisini che sono all’estero a studiare o per cercare lavoro: vi piacerebbe se un vostro fratello o sorella all’estero venisse arrestato arbitrariamente?

Se a livello di legge la mia situazione è regolare siamo di fronte a un Paese che non rispetta le sue leggi che ha stabilito egli stesso – sottolinea Rawdha Seini, segretaria generale ATSM, Associazione tunisina per il sostegno delle minoranze -. Queste persone partecipano all’economia del Paese: non c’è più turismo, non abbiamo nulla, apportano un plus all’economia tunisina, considerando che ci sono altri Paesi che li attendono: prima del 2010 erano il triplo, ora sono quasi tutti andati in Marocco. Lo stato si è mai posto la domanda, del perchè queste persone scappino?”.

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