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Tunisia, subsahariani: “A Sfax la situazione esploderà di nuovo tra qualche mese”

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Loic Oyono, 29 anni, è un imprenditore Camerunese, di base a Sfax. In Tunisia è venuto otto anni fa, per proseguire gli studi universitari, per poi fermarsi nel Paese nordafricano e lanciare la sua attività: vicepresidente di Kufanya, un incubatore che aiuta le start up tunisine a internazionalizzarsi e a muovere passi nel mercato africano francofono, è anche vicedirettore dell’associazione African Business Leader, che si occupa dell’integrazione economica dei migranti. La situazione a Sfax è davvero delicata. Stiamo rivivendo ciò che è successo a febbraio, ma in peggio. E temiamo che tra due o tre mesi, la situazione peggiorerà ulteriormente: lo abbiamo visto, da febbraio ad oggi, segue un periodo di calma, poi c’è una nuova crisi e si ricomincia di nuovo, con peggioramenti. Sfax è una città dove si raggruppano diversi migranti subsahariani, che soprattutto d’estate vengono qui per tentare la traversata per l’Europa. Sono persone che solitamente abitano nei quartieri popolari. Con una crisi che sta toccando il mondo intero e che è arrivata anche in Tunisia, a cui si aggiungono le mancanze di determinati prodotti, come zucchero, farina, riso, la popolazione autoctona ha preso di mira i migranti. 

E abbiamo impressione che il governo appoggi ciò che è successo e che stiamo passando. Prima non c’era tutta questa ondata di xenofobia, anche se i problemi non mancavano. Viviamo nella paura ormai, ma d’altra parte siamo installati in Tunisia e partire significherebbe dover ricominciare da capo. Ci sono sempre stati dei problemi in Tunisia per i subsahariani, ma da febbraio la situazione è precipitata. Io stesso, che sono un imprenditore e ho documenti regolari, ottenere il mio permesso di soggiorno è un percorso da combattente. Molti mi contattano, per chiedermi se sia ancora fattibile venire in Tunisia per studiare o aprire delle attività, se il Paese sia vivibile. Lo è, ma a che prezzo? 

Anche i media tunisini non sono particolarmente positivi quando parlano dei subsahariani: ci sono state fake news, hanno condiviso false cifre sulla presenza nel Paese. Ma i subsahariani in Tunisia hanno diversi profili: ci sono studenti,  imprenditori, migranti, richiedenti asilo, rifugiati. Bisogna fare in modo che i media facciano un distinguo tra tutti questi profili e che diano spazio a tutti, bisognerebbe re – equilibrare il dibattito al riguardo. Inoltre la migrazione è sempre un valore aggiunto, in qualsiasi società: gli studenti investono molto denaro per studiare in Tunisia e spesso molti subsahariani svolgono i lavori più ingrati, che i locali non vogliono fare. Per quanto riguarda invece i migranti irregolari, non c’è nessuna volontà e nessuna procedura per regolarizzarli: si trovano in una sorta di limbo, per cui o restano qui, senza documenti e diritti, oppure prendono la via del mare. 

Per quanto riguarda la società civile tunisina, gli episodi di solidarietà ovviamente fanno piacere, ma credo che il suo ruolo non sia quello di aiutare o fare del volontariato, ma militare e riconoscere ciò che sta succedendo. Non basta lo slancio di solidarietà, ma bisogna aprire la via al popolo e scuotere le coscienze, affinché ciò che è successo non accada più. 

© Riproduzione riservata 


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