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Mini guida linguistica per affrontare il Ramadan in Tunisia

Gemma Baccini vi guida alla scoperta del Ramadan in Tunisia dal punto di vista linguistico, tra lessico che sentirete spesso in questo mese sacro e gli auguri da rivolgere ai musulmani praticanti

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Ramadan, il nono mese del calendario islamico, si avvicina e ne approfitto per augurare una felice festa a tutti e tutte! Facciamo subito cadere un mito : in tunisino non si dice Ramadan, bensì RomDHan! Trattandosi di una festa religiosa, gli auguri si rifanno al campo lessicale della religione : Romdhankom mabruk! che noi traduciamo con “buon Ramadan”, significa in realtà “che il vostro Ramadan sia benedetto” ed esiste anche la versione con la parola mubarak al posto di mabruk. Sentirete dire spesso anche snin deima che è un augurio del tipo “100 di questi giorni”. Un’altra formula di augurio molto gentile da usare è Romdhankom mabruk u siyamkom maqbul Che il vostro ramadan sia benedetto e che Dio accolga il vostro digiuno”.

Infatti, tutti sapete che la pratica rituale più impegnativa di questo mese sacro è il digiuno, che in tunisino si dice Siyam. Il verbo corrispondente, “digiunare”, in tunisino si pronuncia con due vocalizzazioni diverse : c’è chi dice sam- ysim e chi dice sam-ysum. Di solito, i tunisini sono curiosi di sapere se gli stranieri provano a fare Ramadan e spesso vi domanderanno “ enti saym/a?” ovvero “stai digiunando?” e vi incoraggeranno a cimentarvi nella prova. Se non si è ammalati o in viaggio, per l’Islam non digiunare è peccato, ma ovviamente anche in Tunisia ci sono persone non osservanti e non credenti che non digiunano. Esiste una parola dello slang per indicare che si salta il Ramadan, si può infatti dire ena 3azgu dal verbo 3azag- ya3zeg, altrimenti in genere si usa il termine fattara quelli che fanno i pasti”, il cui singolare è fater e fatra per il femminile e corrisponde al verbo ftar-yoftor, che è il verbo comunemente usato per “pasteggiare”.

Una tavola apparecchiata per il momento dell'iftar - photo credits Giada Frana

Il pasto di Ramadan si chiama infatti Iftar e il fatto di mettere fine al digiuno si dice shaqqan el-fatr. Quando ci si avvicina all’ora dell’iftar è buona educazione congedarsi augurando “buon appetito“, shahya tayba. Se ci si incontra dopo il pasto invece, è bene salutare dicendo sahha shribtek, letteralmente “salute per la tua zuppetta“, una sorta di Buon Pro! Il Ramadan non prevede un solo pasto, ma anche un pasto notturno, prima della preghiera che indica l’inizio del nuovo giorno. Questo si chiama su7ur e di solito corrisponde, anche come alimenti, a una colazione, ma il menù è a piacere.

Che si digiuni o meno, Ramadan è un mese magico per l’atmosfera di festa che si respira, nonostante lo stress e la fatica del giorno, specialmente se cade in estate! Per me lo caratterizzano el-lammala riunione” con i parenti, gli 3awwedai suonatori di oud” nella medina, le partite interminabili a shkubba scopa”, el-musalsaletle serie televisive” e i brik fumanti! Non esitate a dirci come passate il vostro Ramadan e Inchallah Romdhankom mabruk!

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2 Commenti
  1. Nabil Labidi dice

    Un commento personale al riguardo di come viene percepito il Ramadan da una italiana sposata con un tunisino:
    ************************************

    Guardando questo manifesto che racchiude alcuni aspetti ritenuti tipici del Ramadan tunisono da parte di una italiana residente in Tunisia, mi è sembrato utile fare un breve riassunto di alcune fondamentali considerazioni:

    Qua siamo esattamente al dilemma che riguarda quanta sostanza e quanta forma e in che proporzioni:
    Digiuno è già di per sé una pratica di ascesi che ha le sue regole.
    Il Ramadan è essenzialmente il digiuno dei sensi e non soltanto il digiuno della pancia altrimenti meglio fare a meno di privarsi di cibo e acqua.
    Il vero digiuno è una Quaresima in cui ci si astiene di dire maldicenze (digiuno della lingua)
    di guardare e desiderare le donne, evitare tutto ciò che corrisponde alle tentazioni e i desideri del corpo.
    È una fuga verso la meditazione e la preghiera…ecc
    Credo che in Tunisia ci sono in pochi quelli che sanno quale è l’essenza del digiuno nella.sua accezione spirituale.
    La maggior parte dei tunisini anche quelli praticanti non fanno altro che osservare un digiuno di pancia che tende a aumentare i desideri e le voglie di sera.
    Senza poi parlare della “Hashisha Sidi Romdhane” che non vedo fra gli aspetti elencati dalla tua amica.
    La Hashisha è legata all’aumento dei corpi chetonici nel sangue come esito della mobilitazione dei grassi del corpo e l’aumento delle catecholamine che servono a sprigionare riserve di glicogeno dal fegato affinché si mantiene l’omeostasi della glicemia durante il digiuno.
    Questi corpi chetonici combinati alle catecolamini tendano ad abbassare la soglia alla quale la persona in fase di digiuno inizia ad enervosirsi e a perdere pazienza.
    Perciò diventano più frequente le alterazioni e le offese, delle volte si arriva allo scambio di cazzotti.
    In questi casi di “Hashisha” la pratica della Quaresima ramadanesca viene a meno e il giorno di digiuno non è più valido.
    Anche questo bisogna segnalarlo a chi vuole conoscere la pratica del Ramadan in qualità di osservatore non musulmano.
    In somma, ci sarebbe da scrivere tutto un capitolo su questi aspetti magari con più dettagli.
    Io mi fermo qua pensando di aver suscitato magari maggiore curiosità ed interesse verso la Quaresima islamica da parte di chi mi legge in italiano e che magari non ha mai avuto possibilità di approfondire altrimenti.il suo approdo a una pratica diventata priva da sostanza per la maggior parte del popolo tunisino.
    D’altronde anche il Natale è diventato per tanti “cristiani” una insegna commerciale e una occasione di “lemma” e di festa priva di ogni sostanza spirituale!!!!

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