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Tunisia: prima settimana di lezioni in università da Erasmus

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L’altro giorno era una di quelle notti in cui mi giro e rigiro nel letto senza riuscire a prendere sonno. Sia chiaro, non perché avessi chissà quali ansie o preoccupazioni ma perché, da quando sono qui a Tunisi, ho sviluppato una sorta di dipendenza verso il “direct”, un tipo di caffè con il latte (simile al nostro cappuccino) tipico del posto. È ovvio che un amante del caffè come me ha messo in valigia come prima cosa proprio caffè italiano e caffettiera con tanto di zucchero rigorosamente di canna. Eppure, assaggio dopo assaggio il direct ha iniziato a piacermi sul serio ed ora è diventato un rito mattutino imprescindibile. Basta una chiacchiera ed un direct e sento che la giornata può andare per il verso giusto. Ma come ogni tipo di caffè, anche questo deve essere bevuto con parsimonia oppure i risultati sono questi: addio sonno.

Il direct

Ma in momenti come questi si ha l’opportunità di pensare a cose a cui di giorno non penseremmo, tipo il tempo a Tunisi. 

Si, il tempo. Attenzione, non parlo di tempo meteorologico ma del tempo nel senso più puro del termine e di come questo viene percepito qui. Noto una sostanziale differenza tra il modo di vivere e sentire il tempo in Italia e qui in Tunisia: qui, infatti, tutto sembra scorrere più lento, le ansie sembrano quasi non toccarci e tutti i ritmi sembrano più distesi (ovviamente questo non vale per chi si sposta in auto perché, in quel caso, altro che relax!). Quando me l’hanno detto non ci avevo creduto, piano piano sto constatando sulla mia pelle che, invece, è proprio così ed il guaio è che comincio ad abituarmici.

È un guaio perché se mi abituo ai ritmi più morbidi, all’alzarsi più tardi al mattino, riuscirò poi a riadattarmi, come se nulla fosse, alla frenesia della vita nel Vecchio Continente? Lo spero con tutto il cuore. Fatto sta che questo posto sembra conciliare il relax, davvero, fin troppo bene. 

Spiaggia a La Marsa – photo credits Carlo Forziati

E se parliamo di relax non posso non menzionare la Marsa. Ci sono stato per la prima volta durante la seconda settimana in cui ero a Tunisi, era un giovedì e non c’erano corsi all’università. Aziz, un nostro dolcissimo e disponibilissimo amico del posto si è offerto di farci da guida; abbiamo trascorso un pomeriggio sereno e disteso tra risate, sole, mare ed uno yogurt. Qualche grado in più e sarebbe stato possibile fare il bagno (sono anche un fanatico del mare, quindi, come potrete immaginare, non vedo l’ora che le temperature si alzino).  

La Marsa è una delle meraviglie che questa città ha da offrire insieme alla Medina dove, un signore del posto che ha una bottega proprio lì, si è offerto da farci gratuitamente da guida turistica, in cambio ci ha chiesto solo di “fare buona pubblicità alla Tunisia” (cosa che avremmo fatto a prescindere). Giorno dopo giorno, come accennavo nell’articolo precedente, inizio a conoscere davvero la città e carpire la bellezza che questa ha da offrire e, fidatevi, ce n’è eccome.

La Medina poi, un po’ ci ha fatti sentire a casa. Ricordate la somiglianza con Palermo di cui avevo già parlato? Ecco, nella Medina tocca il suo punto massimo. Se siete stati al mercato di Ballarò non potrete non ritrovare nella Medina la stessa atmosfera, lo stesso spirito tra urla, grida e strepiti di chi cerca di vendervi qualunque cosa. 

Medina di Tunisi – photo credits Carlo Forziati

Ma ora torniamo al titolo dell’articolo: la mia prima settimana di lezioni a Tunisi. Quella, sì, è stata particolarmente traumatica. Non so se avete mai provato quella surreale situazione di sentirsi totalmente pesci fuor d’acqua, ebbene, è esattamente quello che è capitato a me: prima lezione tutta interamente in arabo, aiuto! Cosa ho fatto negli ultimi 5 anni? Traumatico, davvero. Seconda lezione del giorno in francese (non esattamente la mia specialità), altro trauma. Dopo queste quattro ore forse avrei avuto difficoltà a ricordarmi il mio numero di telefono in italiano. 

L’università a Tunisi, come immaginavo, è molto diversa da quella italiana. Per correttezza ed onestà, non conoscendo le altre, posso limitarmi a parlare dell’università che frequento io. Per certi versi, è quasi come un liceo: le lavagne sono a gessetti oppure a pennarello, i banchi sono, spesso e volentieri, i banchi che in Italia troviamo nelle scuole medie e superiori. L’istituto è quasi interamente deserto: ogni giorno, infatti, sono pochissimi gli studenti che frequentano i corsi. Gli esami sono tutti scritti ed i programmi sono completamente diversi. Insomma, ancora una volta, un altro mondo. Quello che verrà è tutto da scoprire. 

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